
DOPO IL REFERENDUM DELL’USIGRAI IL RE MASI E’ NUDO
Il re è in mutande, anzi, è praticamente nudo. Il sindacato dei giornalisti della Rai, l’Usigrai, dopo mesi di polemiche sull’operato di Mauro Masi ha voluto sottoporre a un referendum tra i giornalisti il gradimento del proprio direttore generale e il risultato è stato di una chiarezza cristallina. Avevano diritto al voto 1878 giornalisti. Si sono recati alle urne in 1438 e ben 1314 hanno negato la fiducia a Masi. Neanche Marchionne alla Fiat riuscirebbe tanto sgradito ai propri dipendenti. Ovviamentye Masi, prendendo esempio da Berlusconi, ha già fatto sapere che a dimettersi non ci pensa proprio, che tanto all’Usigrai sono tutti comunisti. Insomma, come Berlusconi, un vero uomo di cultura Mediaset non si dimette mai.
Masi non retrocede neanche di fronte al 94,5 dei giornalisti che non lo vogliono.
Per fortuna il suo destino, come quello del governo di cui è un preciso e sicuro riferimento, è segnato. Speriamo possa andare a casa al più presto perché i risultati della sua gestione sono pessimi, sia sul piano economico, perché la Rai rischia a breve di fare la fine dell’Alitalia, sia sul profilo delle scelte editoriali, dove sembra avere uno straordinario fiuto all’”incontrario”. Tutte le trasmissioni che ha provato a censurare preventivamente hanno avuto picchi di ascolto clamorosi; qualcuna è già diventata un programma cult.
Io spero che la nomina di Masi alla direzione generale sia l’ultimo esempio di asservimento della Rai alla partitocrazia. Dopo questa esperienza, forse, finalmente, anche altri si renderanno conto di quanto fa male la lottizzazione alla televisione pubblica. Non vogliamo che ci dicano che abbiamo ragione, basta seguire il nostro esempio. L’Italia dei Valori non ha mai partecipato alla spartizione delle poltrone, tanto meno in Rai.
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