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domenica 17 ottobre 2010

NO SCORIE TRISAIA. Tavolo della trasparenza : Sogin non da esaurienti risposte sul megacapannone D3

Sogin al tavolo della trasparenza del 11/10/2010 è stata sollecitata da Noscorie a dare precise risposte in merito alle osservazioni fatte dalle associazioni e comitati inerenti la procedura di Via per la realizzazione del capannone D3 (alta attività) di 14000 mc e della linea ICFP di solidificazione dei rifiuti per complessivi altri 6000 mc in progetto per la Trisaia , purtroppo le ns. domande non hanno avuto una risposta chiara ed esauriente. Non sono stati chiariti i nostri dubbi sui volumi eccessivi del deposito D3 ,calcolati sulla base dei parametri forniti in Valutazione d’Impatto Ambientale e sulla base delle dichiarazione Sogin ai precedenti tavoli della trasparenza sul rapporto volume rifiuti prodotti /volume sito ospitante . Le osservazioni delle associazioni fatte alla VIA del progetto Sogin di Trisaia al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Basilicata erano abbastanza chiare:

1) in base ai volumi di scorie da solidificare e ai fattori di calcolo Sogin dichiarati dalla stessa più volte (fattore di conversione 20) basterebbe un capannone di circa 3200 mc.Volendo sommare alla scorie solidificate anche i due cask delle barre di Elk River (alla luce della documentazione fornita in Via) servirebbe appena un terzo del capannone di 14000 mc D3 (alta attività) in progetto.

2) La linea di solidificazione dei liquidi ad alta attività nella VIA non sarà smantellata dopo aver funzionato solo 60 giorni, quindi potrebbe essere utilizzata in futuro per lavorare altri rifiuti

3) Sull’impatto ambientale su falde acquifere e rilascio di radionuclidi nell’ambiente esterno e sulle popolazioni a ns. giudizio sono state fatte previsioni ottimistiche (impegno di 1/10 della formula di scarico) considerato che ancora i processi di cementazione dei liquidi ad alta attività devono essere approvati da Ispra (ex Apat).

4) Non è stato redatto uno studio sulla pericolosità della diga di Montecotugno a monte dell’Itrec e di un rischio tracimazione dell’invaso.

5) Lo studio dei venti nella VIA risale a circa 48 anni fa ,in barba a tutti i cambiamenti climatici di mezzo secolo e quindi anche dei venti .

6) Non è stata per niente messa in conto l’area archeologica(all’interno dell’Itrec) dove sono ospitati i famosi Siroi ,ossia i contenitori del commercio marittimo dei porti della Magna Grecia che erano utilizzati per stoccare i prodotti agricoli e le mercanzie del mediterraneo .

7) Il pericolo indotto dalle trivellazioni vicino il centro nucleare

Inoltre Il pozzo di gas “rivolta01 “ a 200 mt dell’impianto nucleare nella VIA è stato completamente ignorato da qualsiasi valutazione di rischio. In merito ai pozzi di gas molti ricorderanno le parole dell’ex presidente Bubbico nel 2003 , quando a Scanzano vicino a Terzo Cavone indicò come fosse pericoloso costruire e scavare un deposito di scorie vicino un pozzo di gas (riferendosi al pozzo vicino la ss 106 jonica tra pisticci e terzo cavone). Sulla pericolosità del pozzo vicino il centro nucleare si sono però fatti sentire i sindaci del territorio che hanno già chiesto alla Regione di non prorogare la concessione petrolifera in oggetto. Sogin si è offerta comunque di fornire risposte in altre riunioni semmai locali o comunali dove chiarire i dubbi sollevati. In attesa che anche la Regione si pronunci sui lavori previsti nella VIA e sul megacapannone D3 auspichiamo che il Comune di Rotondella con i comuni limitrofi convochi tavoli di trasparenza comunali con Sogin e le popolazioni locali prima di rilasciare alcuna licenza edilizia per lavori all’interno dell’Itrec.

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