1- di predisporre un adeguato e funzionante piano di monitoraggio intorno ad ogni attività mineraria;
2- di far rendere noti e consultabili – per una corretta azione di tutela del territorio e dei suoi abitanti – i piani ingegneristici dei singoli pozzi, al fine di acquisire informazioni sulle stratificazioni geo-idriche attraversate nel sottosuolo lucano dalle trivelle;
3- di rendere pubblici i dati del monitoraggio dei 550 km di oleodotti interrati dieci anni fa circa nei campi della Val d’Agri (dove passa petrolio altamente corrosivo viene convogliato verso il centro oli di Viggiano), ammesso che l’Eni l’abbia fatto;
4- di non consentire le perforazioni nel delicato sottosuolo delle sorgenti del fiume Agri, intorno al comune di Marsico Nuovo per non peggiorare il già grave livello di inquinamento del fiume e della sua diga del Pertusillo, col rischio di distruggere l’intero ecosistema agrino. Oltre alle sorgenti dell’Agri anche tutte gli altri sistemi idrici di superficie e sotterranee sensibili alle attività di trivellazione
Sono 4 principi di garanzia necessari alla tutela del territorio e della salute dei suoi abitanti: non perseguirli sarebbe una grave mancanza istituzionale (terrorismo istituzionale?) e un lasciapassare concesso alle compagnie minerarie sulla testa e sulla salute dei lucani.
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