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sabato 12 maggio 2012

Nuovo incidente Total, la Regione svolga il suo corretto ruolo istituzionale

Nuovo incidente Total, la Regione svolga il suo corretto ruolo istituzionale La nuova fuoriuscita di gas dal pozzo Gorgoglione 2 (che in poche decine di giornate di vera attività ha già avuto due gravi incidenti), dove si estrae petrolio di pessima qualità, molto corrosivo, pieno di mercaptani e idrogeno solforato (altamente cancerogeni e altamente tossici), peggiore di quello già pessimo estratto a in Val d’Agri e raffinato a Viggiano, conferma ciò che la Ola, Organizzazione lucana ambientalista, afferma da sempre: alla Regione Basilicata non interessa la salvaguardia della salute dei lucani e la tutela del suo territorio. Altrimenti non farebbe devastare la Basilicata rendendola una gruviera in mano alle compagnie minerarie: finora sono stati realizzati la bellezza di 473 pozzi sterili, inattivi e attivi (questi ultimi sono 68). E altrimenti ancora, la Regione disporrebbe o obbligherebbe a disporre nei dintorni del pozzo Gorgoglione 2 (e nei dintorni di tutte le attività minerarie in Basilicata) centraline e laboratori di monitoraggio continui, costanti e sempre efficienti. Invece, si apprende dai cittadini che abitano nei dintorni del pozzo Gorgoglione 2 (La Nuova del Sud del 12 maggio 2012), che le centraline dell’Arpab sarebbero rimaste ferme lì fin quando il pozzo era in perforazione, per essere spostate quando il pozzo è diventato attivo, mentre nel laboratorio ambulante, sempre posteggiato nella piazzola del pozzo, non ci sarebbe mai nessuno. La Ola Organizzazione lucana ambientalista, pertanto, richiede per l’ennesima volta alla Regione Basilicata:

1- di predisporre un adeguato e funzionante piano di monitoraggio intorno ad ogni attività mineraria;
2- di far rendere noti e consultabili – per una corretta azione di tutela del territorio e dei suoi abitanti – i piani ingegneristici dei singoli pozzi, al fine di acquisire informazioni sulle stratificazioni geo-idriche attraversate nel sottosuolo lucano dalle trivelle;
3- di rendere pubblici i dati del monitoraggio dei 550 km di oleodotti interrati dieci anni fa circa nei campi della Val d’Agri (dove passa petrolio altamente corrosivo viene convogliato verso il centro oli di Viggiano), ammesso che l’Eni l’abbia fatto;
4- di non consentire le perforazioni nel delicato sottosuolo delle sorgenti del fiume Agri, intorno al comune di Marsico Nuovo per non peggiorare il già grave livello di inquinamento del fiume e della sua diga del Pertusillo, col rischio di distruggere l’intero ecosistema agrino. Oltre alle sorgenti dell’Agri anche tutte gli altri sistemi idrici di superficie e sotterranee sensibili alle attività di trivellazione
Sono 4 principi di garanzia necessari alla tutela del territorio e della salute dei suoi abitanti: non perseguirli sarebbe una grave mancanza istituzionale (terrorismo istituzionale?) e un lasciapassare concesso alle compagnie minerarie sulla testa e sulla salute dei lucani.



Felice Santarcangelo

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