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venerdì 25 maggio 2012

Un forno che non sta in piedi

Risulta oltremodo difficile comprendere quale sia la ratio che si situa dietro l’annuncio del sindaco del capoluogo di regione di voler riaprire il vetusto impianto di termodistruzione che da anni si ossida nella periferia di Potenza, inno allo spreco di risorse in forma di cattiva ed opaca gestione dei fondi pubblici e di cialtrone mancanze di una pur minima idea di cosa possa essere la gestione di rifiuti di una città. Stiamo ai fatti, appena due anni fa il sindaco Santarsiero annuncia di volere provvedere alla chiusura della fase di collaudo dell’impianto – e già allora individuammo manovre tese alla stendere un sudario sulla gestione amministrativa costosissima di quel plesso che fin lì aveva prefigurato, a nostro avviso, un danno erariale – poi silenzio anche in seguito alla levata di scudi di associazioni e partiti contrari all’ipotesi di riavvio di un forno che non sta in piedi anche solo per un collaudo. Non vorremmo essere ora costretti a nuova mobilitazione che non tarderebbe se si proseguisse su questa strada assurda. Oggi dunque si riparte con gli annunci, nella pompa magna di un lungo speciale del TG3 regionale, di fatto uno spot in un possibile conflitto di interessi e dopato dall’insistente ricorso alla figura del lavoro e della disoccupazione per i 16 dipendenti dell’impianto, ma si riparte in un mutato quadro della gestione dei rifiuti della città di Potenza, quello derivante dall’accordo con il CONAI che di fatto renderebbe a dir poco inutile il ricorso alla termodistruzione in presenza di una efficiente raccolta differenziata che nelle more della gerarchia comunitaria di gestione dei rifiuti dovrebbe condurre alla selezione di materie dai rifiuti e non certo all’incenerimento, per di più in un impianto senza capacità di produzione energetica e dalla tanto vetusta tecnologia da lasciar intuire una bomba ecologica innescata. Ma oltre ai dati dell’inevitabile inquinamento che la riapertura dell’impianto causerebbe, sono proprio i numeri di produzione di rifiuti urbani della città di Potenza ed hinterland (circa 100 tonnellate/giorno) a suggerire una non economicità del riavvio delle attività dell’inceneritore, la cui capacità di combustione (circa 50 tonnellate/giorno) confligge proprio con le percentuali di raccolta differenziata individuate da un accordo criticabile e molto costoso con il CONAI proprio sull’organizzazione di un piano di raccolta dei rifiuti della città capoluogo e che deve portare al 60% di r.d.
In altri termini il costo di esercizio di un impianto di questa taglia porterebbe a tali maggiori oneri per le casse comunali da sabotare di fatto proprio la raccolta differenziata, che a quel punto diverrebbe o del tutto inutile, stante il fatto che finirebbe comunque nel forno dell’impianto, o finalizzata alla selezione di materiale idoneo proprio all’incenerimento, un’assurdità quindi sia rispetto ai costi, peraltro elevati, di una r.d. domiciliare spinta, sia rispetto allo spirito delle direttive comunitarie che impongono precise e nette gerarchie di trattamento dei rifiuti. A meno che quindi non si vogliano assicurare rendite di posizione ai gestori attuali, ai quali finora sono state incomprensibilmente elargite notevoli cifre per tenere l’impianto fermo sulla base di contratti sui quali sarebbe ora che la magistratura - non solo contabile – indagasse, l’idea stessa di riaprire il forno di quell’impianto appare un “colpo di primavera” al quale credevamo che il sindaco potesse sottrarsi, e non vorremmo ricordargli che in questa regione un impianto molto più recente, quello di Fenice, causa tali seri problemi che ad un amministratore lungimirante non dovrebbe neppure passare per la testa di riavviare un ferro vecchio il cui unico pezzo decente pare essere il solo vagliatore. Vorremmo ricordare al sindaco che è in discussione presso la commissione ambiente regionale una proposta di legge legata ad un piano rifiuti regionale elaborata da questo partito, proposta di carattere globale che non soltanto proietta le criticità locali in ambiti regionali di risoluzione virtuosa delle stesse, ma che individua nella città di Potenza uno dei quattro punti d’allocazione di impiantistica in grado di intercettare i rifiuti della maggiore città della regione in puntuale risposta sia alla problematiche dei dipendenti attuali e che di nuova occupazione da assorbire negli impianti stessi. A tal fine chiediamo di essere subito auditi dal sindaco Santarsiero per illustrargli il piano, pregando i rappresentanti sindacali ed i giornalisti di tornare al proprio ruolo, rappresentare e fare informazione.

Miko Somma, segretario regionale di Comunità Lucana, Antonio Bevilacqua, coord.re cittadino

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