16-05-2012
La chiamano
la “fabbrica dei tumori” e chi ci ha lavorato può essere considerato figlio di
un dio minore. E’ la ex Enichem di Ottana dove un tempo si producevano fibre
sintetiche. A giudicare da quello che sta emergendo, dalle denunce dell’AIEA
(Associazione italiana esposti amianto) e da chi finalmente ha deciso di rompere
il muro di omertà, la produzione in quel di Ottana viaggiava di pari passo con
l’esposizione dei lavoratori a sostanze tossiche, nocive e cancerogene. Renzo
Puggioni, sindacalista della Uil, il 17 febbraio ha denunciato che i morti di
Ottana per esposizioni all’amianto e a prodotti chimici cancerogeni sono 45. Un
bilancio con ogni probabilità assolutamente
provvisorio.
Il 6 ottobre
del 2010, in una lettera indirizzata alla Commissione del Senato per le “Morti
bianche”, l’Aiea VBA ricordava che in Italia a partire dagli anni 60, e fino al
momento della messa al bando, l’utilizzo dell’amianto a scopo industriale è
stato massivo e, soprattutto, che i lavoratori sono stati tenuti nella completa
ignoranza dei rischi. Nella stessa missiva si quantifica in circa 16.000 il
numero di lavoratori esposti “quotidianamente ad un ambiente altamente inquinato da
fibre di amianto e da tante altre sostanze tossiche-nocive e
cancerogene” nel solo comparto fibre. Nel
1962, la Commissione Cee emana la raccomandazione n. 2188 con la quale invita
gli stati membri a stilare una lista europea delle malattie professionali. Nel
documento in oggetto si parla dell’asbestosi. Manco a dirlo, e per tener fede
alla sua reputazione di “Stato canaglia” in materia di tutela ambientale e
rispetto del diritto comunitario, l’Italia recepisce la raccomandazione con 13
anni di ritardo.
Ma torniamo in Sardegna, a Ottana e alla “fabbrica dei
tumori". Giovanni Serra ha lavorato per circa 10 anni come strumentista
dell’impianto acrilica della Enichem, dove ha respirato le maledette fibre
d’amianto: se lo è portato via un mesotelioma pleurico diagnosticato nel 2003.
Anna Etzo, la moglie di Giovanni, chiede giustizia, e con il sostegno dell’Aiea
e di “Medicina Democratica” ha avviato un’azione giudiziaria civile nei
confronti della Syndial, la società del gruppo Eni subentrata alla
Enichem.
---------------
o -----------------
Anna dice
che vuole giustizia non solo per Giovanni, ma anche per i tanti che non ci sono
più.
Raffaele Curreli ha lavorato presso la Enichem di Ottana per quasi
trent’anni. Nella sua voce c’è angoscia, ma anche una grande forza. Raffaele si
è ammalato, ha una patologia tumorale in stato avanzato. Come Anna non molla e
chiede giustizia per sé e i suoi compagni, ad iniziare da quelli che il lavoro
lo hanno pagato con la vita.
Pensi ad
Ottana, alle fabbriche della Eternit, magari alla Marlane di Praia, all’Ilva di
Taranto, alla Enichem di Pisticci e agli operai di Acerra, di Casale Monferrato
e di Bagnoli. Pensi: lo sapevano da anni che quelle maledette fibre erano
pericolose.
Sì, ci
pensi e ti viene in mente la cinica frase che i nazisti posero all’ingresso del
campo di concentramento di Auschwitz:
Il lavoro
rende liberi.
Raffaele ha detto:
“Quella fabbrica ci ha dato da vivere, ma il prezzo
che stiamo pagando è troppo alto".
Nessun commento:
Posta un commento