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martedì 15 maggio 2012

FENEAL: VERTENZA GHIZZONI di PISTICCI.

La crisi in cui è piombata la Ghizzoni spa di Pisticci, una delle maggiori imprese di costruzioni italiane, è l'esempio che la situazione relativa ai mancati pagamenti della P.A. e alle crescenti difficoltà del mercato non risparmiano nessuno. Nemmeno chi potrebbe avere un ruolo non certo di subappalto nelle opere del petrolio e nello specifico per Tempa Rossa nel Sauro. Si rafforza la nostra proposta di un'azione comune sindacati-associazioni imprenditoriali.
“La questione del recupero dei crediti verso lo Stato è ormai una vera e propria emergenza che riguarda l’intero settore dell’edilizia, vale a dire imprese e lavoratori”: così Domenico Palma Segretario Feneal Uil Basilicata per il quale “per dare seguito, a livello locale, al D-day delle costruzioni promosso oggi a livello nazionale dall’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) bisogna riprendere lo spirito unitario sindacato-associazione di imprese del 3 marzo scorso e quello degli Stati Generali delle Costruzioni in Basilicata con l’assemblea di dicembre 2011. Soprattutto in occasione degli Stati Generali di settore abbiamo concordato – sindacati ed imprese – una piattaforma, che è sempre più attuale, per uscire dalla crisi, individuando compiti e impegni per Regione ed Autonomie Locali e Governo e Ministeri. In Basilicata inoltre – continua il segretario Feneal – siamo fortemente interessati all’accelerazione che si intende dare, da parte della Giunta Regionale e dei parlamentari lucani, al Memorandum d’Intesa sul petrolio: solo il capitolo infrastrutture con i sette macro progetti prevede l’apertura di cantieri, alcuni dei quali dovrebbero durare per anni, con l’assunzione di migliaia e migliaia di edili, operai specializzati e tecnici. L’emergenza crediti, nello specifico, va affrontata come tale con impegni certi da parte del Governo e con decisioni rapide e chiare. La via della compensazione crediti-debiti, di cui si discute in questi giorni, può essere certamente utile – commenta il segretario - ma quel che conta è centrare l’obiettivo prioritario: salvare occupazione, evitare chiusure di attività , ricreare spazio per investire e tornare ad aprire i i cantieri. Ecco perché consideriamo positivo il fatto che l’Ance, insieme a tutta la filiera delle costruzioni, scenda in campo su questo terreno.” “Del resto poche settimane fa – aggiunge e ricorda Palma - i sindacati di settore hanno già effettuato una forte iniziativa che reclamava più attenzione e fatti concreti per il settore delle costruzioni. Serve assolutamente una svolta perché il rischio di perdere ancora migliaia di posti di lavoro e di accendere un nuovo pericoloso disagio sociale è davanti a tutti noi. E va evitato con scelte coraggiose che guardino alla vera priorità, rimetter in moto lo sviluppo senza perdere tempo.
La tendenza si conferma anche nel primo trimestre del 2012 con un ulteriore aumento delle procedure fallimentari nel settore delle costruzioni dell'8,4% nel confronto con il primo trimestre 2011 (+4,2% l'aumento dei fallimenti nel complesso dell'economia). L'insolvency ratio, che misura la frequenza di fallimenti su 10 mila imprese operative, mostra come le costruzioni risultino uno dei settori piu' colpiti dalla crisi preceduto solo dall'industria. Tale indicatore e' passato da 25 imprese fallite ogni 10 mila imprese operative del 2009 a 31 imprese fallite ogni 10 mila imprese operative del 2011.
Nel primo trimestre 2012 il settore delle costruzioni registra un ulteriore peggioramento: l'insolvency ratio per il settore si attesta a 8,3 imprese fallite ogni 10 mila imprese operative (contro il 5,5 osservato nel complesso dell'economia), a fr onte del 7,8 del primo trimestre 2011 e del 7,4 del primo trimestre 2010. Cio' significa che se la dinamica osservata nei primi tre mesi dell'anno in corso (8,3 imprese fallite ogni 10 mila imprese operative) venisse confermata per l'intero anno si raggiungerebbe un risultato peggiore rispetto agli anni precedenti e superiore a 33 punti e il settore – conclude Palma – che ha già perso in un anno 300mila posti di lavoro non può permettersi di perderne altri.

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