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sabato 16 luglio 2011

POSSIBILE UN PROGETTO DI RILANCIO PER IL POLO OSPEDALIERO OCCIDENTALE DELLA PROVINCIA DI TARANTO

Al dott. Vito Fabrizio Scattaglia, neo-direttore generale della ASL Taranto, va un cordiale saluto di benvenuto, non come atto formale di cortesia, ma per rappresentargli la speranza di un miglior rapporto con il territorio, gli operatori e i dipendenti.
È auspicabile che la nuova stagione che si sta avviando presso la direzione generale della ASL TARANTO sia improntata all’ascolto, a un corretto rapporto dialettico e al confronto, pur nella distinzione dei ruoli e nelle strettoie dei vincoli derivanti dal piano sanitario e delle misure imposte alla sanità nazionale e pugliese in particolare.
Pur in una situazione generale di ristrettezze finanziarie e di insufficienti risorse, va coltivato e reso fecondo il rapporto con la comunità, che rappresenta in ogni caso l’azionista di riferimento (come l’Assessore Fiore è solito sottolineare) per ogni amministratore di pubbliche risorse.
L’ospedale di Castellaneta paga tuttora un pesante tributo al frettoloso e improvvido trasferimento nella nuova struttura avvenuto nel 2005 alla vigilia delle elezioni e a tal fine ripetutamente inaugurato, per evidenti forzature clientelari, strumentalizzazione elettorale, ricerca di voti, consensi e “sistemazioni” parentali.
Ora nel presidio ospedaliero di Castellaneta, oltre a decisioni circa la manifesta carenza di personale, strumenti e mezzi, non pare più rinviabile l’adeguamento strutturale indispensabile per l’installazione di una moderna risonanza magnetica e la sollecita apertura della rianimazione..
Nonostante i drastici ridimensionamenti subìti, il presidio ospedaliero di Castellaneta evidenzia standard di qualità che ne determinano un buon  posizionamento a livello regionale; con l’imminente avvio permanente (24 ore su 24) della nuova TAC e la non più rinviabile apertura della rianimazione può essere possibile un serio progetto di rilancio del polo sanitario occidentale, con l’inserimento nella rete dei dipartimenti di emergenza di primo livello; ciò contribuirebbe in modo decisivo a ridurre tra l’altro la forte mobilità passiva palesata nel territorio.

                                                                                                         

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