Più avara e più lontana. Perché il vitalizio sarà più basso, in media del 3%. E per avere la pensione si dovrà lavorare almeno tre mesi in più. Ecco le novità - tutte improntate all’austerity - che scatteranno il primo gennaio 2013 sul fronte previdenziale. La causa è il meccanismo che adegua alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età.
Le simulazioni sono state realizzate dalla società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria Progetica. «Con questo sistema - spiega Andrea Carbone, partner di Progetica - a partire dal primo gennaio 2013 il quando e il quanto della pensione saranno agganciati in modo automatico alle statistiche sulla vita media. L'adeguamento sarà triennale sino al 2019, e successivamente diventerà biennale».
L’adeguamento dei coefficienti si applica al sistema contributivo (che si basa sui contributi versati durante l’intera vita lavorativa) e riguarda, in tutto o in parte, tutti i lavoratori.
Con la riforma Monti-Fornero, infatti, il contributivo è stato esteso a tutti per il periodo successivo al primo gennaio 2012. «Il sistema pensionistico deve tener conto dell’allungamento dell’aspettativa di vita - sostiene Sergio Corbello, presidente di Asso previdenza -. Altrimenti non è più sostenibile dal punto di vista finanziario».
La prima novità riguarda i coefficienti di trasformazione: le percentuali, cioè, che applicate al montante contributivo (la somma dei contributi accantonati) determinano la sua pensione. La tabella mostra i valori originari, quelli scattati nel 2010 e quelli che saranno adottati il primo gennaio dell’anno prossimo.
Così, per esempio, per ogni 100 mila euro di montante, un sessantacinquenne riceverà 5.440 euro l’anno contro i 5.620 attuali e i 6.140 cui aveva diritto sino al 2009. «Il primo taglio era stato più brusco perché si riferiva a un periodo più lungo, mentre il prossimo sarà più contenuto - spiega Carbone -. Con l’allungamento della vita lavorativa previsto dalla riforma Monti-Fornero, anche nel sistema Inps sono stati previsti coefficienti propri anche per i lavoratori con più di sessantacinque anni. In questi casi, in precedenza venivano applicati quelli, più bassi, adottati per i sessantacinquenni: i coefficienti dai 65 ai 70 esistevano già per altre casse previdenziali, e nella tabella sono stati riportati per completezza di confronto». Dal primo gennaio, inoltre, si staccherà più tardi, a causa dell’adeguamento dell’età pensionabile all’allungamento della speranza di vita. «Per il primo incremento è stato applicato il limite massimo di tre mesi - spiega Carbone -. Anche se la vita media è aumentata di circa cinque».
Così, per esempio, dal primo gennaio 2013 un dipendente potrà staccare a 66 anni e tre mesi per avere la pensione di vecchiaia (rispetto ai 66 sufficienti sino al 31 dicembre prossimo) e una lavoratrice dipendente a 62 anni e tre mesi (le autonome addirittura a 63 anni e 9 mesi).
Per quella di anzianità, invece, ci vorranno 42 anni e cinque mesi, contro gli attuali requisiti di 42 anni e un mese per gli uomini (un anno in meno per le donne).
Sino al 31 dicembre 2015, per le donne rimarrà la possibilità di andare in pensione con 57-58 anni di età (rispettivamente per dipendenti e autonome) e 35 di contributi: in questo caso, però, il vitalizio sarà calcolato tutto con il contributivo.
I limiti
«La Monti-Fornero ha introdotto per i soli lavoratori che hanno cominciato dal 1996 una condizione aggiuntiva per il requisito di vecchiaia e un secondo requisito di pensione anticipata», spiega Carbone.
Per avere la pensione di vecchiaia, l’assegno dovrà essere pari a 1,5 volte la sociale, che per il 2012 è di 5.577 euro. Se non accade, l’alternativa è pesante: staccare a settant’anni, con almeno cinque di contributi.
Per il secondo requisito di pensione anticipata (63 anni e 3 mesi con 20 di contributi nel 2013), l’assegno dovrà essere almeno pari a 2,8 volte la sociale. Sono novità sinora poco considerate, che interesseranno pochissimi fra i pensionati del 2013, ma con cui bisognerà cominciare a fare i conti.
La tabella mostra i montanti stimati, rispettivamente 148.746 e 306.549 euro, che sono necessari per ottenere questo requisito. «Con scenari di questo tipo - sottolinea Corbello - è impensabile che, sempre più spesso, siano espulsi dal sistema produttivo gli ultracinquantenni, che per ottenere pensioni adeguate dovrebbero invece lavorare ancora a lungo».

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