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venerdì 26 ottobre 2012

Terremoto nel Parco del Pollino, Bolognetti: una buona ragione per chiedersi se sia saggio ubicare un pozzo di reiniezione in una zona a rischio sismico e a ridosso di una diga.

Il Pozzo di reiniezione Eni, Monte Alpi 9 or deep, è ubicato in una zona ad alto rischio sismico e a poche decine di metri in linea d'aria dalla diga del Pertusillo. Dopo la scossa(l'ennesima) registrata questa notte verrebbe da chiedere ai feudatari dell'Eni se sia saggio ubicare un pozzo di reiniezione in zona rossa e a ridosso di un lago. Gioverà ricordare, a chi non ha memoria del passato e poi si esercita nell’italico sport delle lacrime di coccodrillo, quanto scrive l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia in uno studio dedicato alla Valle dell’Agri/Agip: “La Val d’Agri è una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico (Figura 1). Il recente sviluppo urbanistico, in particolare nella parte alta della valle (Villa d’Agri, Viggiano), e la presenza di infrastrutture legate all’attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi, contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell’area, che è già stata colpita da un terremoto distruttivo nel 1857. Al fine di valutare eventuali fenomeni di amplificazione del moto sismico nel bacino sedimentario, a partire dal 2006 sono state installate sei stazioni sismiche lungo un profilo di direzione sud-ovest nord-est che attraversa il centro di Villa d’Agri. Questo esperimento si avvale della presenza agli estremi del profilo di due stazioni sismiche installate su affioramenti del substrato carbonatico facenti parti della Rete Sismica Temporanea della Val D’Agri gestita dall’INGV-CNT di Roma (Figura 1 e triangoli blu in Figura 2). Numerosi terremoti locali e regionali sono stati registrati a partire da febbraio 2006 (Figura 3). I sismogrammi evidenziano fenomeni d’amplificazione di ampiezza e durata del moto del suolo determinati dalla risonanza dei depositi quaternari alluvionali e lacustri del bacino, che poggiano su rocce carbonatiche. Si confrontino ad esempio le ampiezze e durate dei sismogrammi registrati ai siti del bacino ed alla stazione di riferimento AG13 per l’evento del Crotonese del 26 marzo 2007. I fenomeni d’amplificazione sono stati quantificati con la tecnica dei rapporti spettrali rispetto ad un sito di riferimento su roccia (AG13). I valori medi dei rapporti spettrali delle componenti orizzontali del moto mostrano significative amplificazioni, fino ad un fattore 6-8, nell’intervallo di frequenze 0.6 - 1.0 Hz. Amplificazioni di minore entità si osservano fino a 4-7 Hz. Ulteriori dati sulla conformazione del sottosuolo e profili sismici ad alta risoluzione forniranno maggiori informazioni sulla struttura geologica superficiale, utili per una migliore comprensione degli effetti di sito e per l’esecuzione di simulazioni numeriche”. 
Noi altri terroni, abitanti della Scaronia, non vorremmo assurgere al ruolo di fastidiose cassandre, ma forse di tanto in tanto occorrerebbe che l’umano agire traesse ispirazione dal “principio di precauzione”.

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