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mercoledì 21 novembre 2012

Un piano casa per i professionisti del metro cubo.

Nell’esprimere la nostra soddisfazione ed il nostro ringraziamento per l’approvazione all’unanimità nel Consiglio regionale u.s. di una mozione sulla crisi di Gaza, mozione da noi sollecitata anche a mezzo stampa, nonché sul nostro blog e sui social networks e speriamo e crediamo con sollecitudine raccolta dal consigliere Mollica, che con grande sensibilità l’ha proposta all’aula, non possiamo però tralasciare qualche considerazione di merito sul cosiddetto “piano casa”, a tarda serata approvato anch’esso con l’astensione del presidente della III commissione, Romaniello, commissione dove si è tenuto per circa un anno la discussione sullo stesso.
Discussioni che ci pare non abbiano prodotto sostanziali modifiche locali ad un testo di legge, quello della n. 106/2011, conversione in legge con modificazioni del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, sulla base di una potestà comunque attribuita dal comma 14 dell’art. 5 alle regioni di poter legiferare altrimenti ed entro i 120 giorni dalla conversione, sulle materie di cui al comma 9, a) riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale, b) delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse; c) ammissibilità delle modifiche di destinazione d'uso, purchè destinazioni tra loro compatibili o complementari, d) modifiche della sagoma necessarie per l'armonizzazione architettonica con organismi edilizi esistenti, nei limiti dei commi 10, sostanzialmente contro l’edificato in abuso e l’inedificabilità aggiuntiva nei centri storici o nelle aree già inedificabili ai piani esistenti, e nella vacatio colmata dall'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, materie sulle quali la regione Basilicata norma con evidente ritardo e con effetti o conseguenze che giudichiamo in larga misura inutili o controproducenti.
In sintesi, i motivi che ci spingono ora a criticare, come già criticammo la legge statale in questione, ed oggi la normativa regionale appena approvata sono in quell’aumento di volumetrie (non certo come in modo erroneo ancora comunicato, delle superfici) sino al 20% degli edifici esistenti (e dei quali si fa in qualche emendamento una sostanziale legittimazione all’aumento anche per edifici nella condizione di abuso condonato), aumento che, concesso anche a condomini porterebbe ad un far west edilizio, soprattutto in accoppiata alla possibilità di derogare in altra zona opere di urbanizzazione a verde od a valenza pubblica attraverso la monetizzazione degli oneri, nella previsione di città che in conseguenza di ciò potrebbero vedere le proprie regolamentazioni urbanistiche, quando esistenti, modificate sino ad uno stravolgimento delle stesse, stravolgimento spesse volte auspicato in nome di pressioni a cui la ricerca di consensi per avventure elettorali non sembra estraneo. 




Oltretutto ci chiediamo come possa la Regione, che non è riuscita neppur a “costringere” i comuni che la compongono ad approvare i regolamenti urbanistici di cui alla L.R. 23/99, a delegare a cuor leggero i suddetti aumenti di volumetrie in deroga all’autorizzato, la riqualificazione incentivata di aree urbane, le procedure per il rilascio del permesso a costruire, il permesso di costruire in deroga, l’approvazione dei piani attuativi e la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), ciò che nella legge n. 106/2011, all’art. 5 comma 1 capoverso b si sovrappone alla DIA (Dichiarazione d’Inizio Attività), nonché i cambi di destinazione d’uso di alcune strutture, la delocalizzazione dalle aree urbane alle aree industriali di attività non più compatibili con il contesto urbano di riferimento e via discorrendo, a delegare simili materie a strutture locali manifestamente non in grado di comporre quadri di riferimento urbanistico in grado di coniugare rispetto dell’ambiente, vivibilità urbana, diritto al paesaggio, sostenibilità energetica secondo il quadro del diritto corrente, oltre che della ragione.
Già, ma infatti è la ragione che dovrebbe guidare le previsioni urbanistiche e così le normative, ma in questo caso, come del resto nella legge nazionale di riferimento, si guarda al solo aspetto economico, in qualche modo reiterando un concetto dell’edilizia costruttiva come motore economico, così cemento uguale PIL, piuttosto che in maniera più moderna considerare che ugual peso e maggior indicazione per il futuro possa assumere una edilizia che ci piacerebbe definire di ristrutturazione, decostruzione funzionale, efficientamento energetico, nella via maestra di quella bio-edilizia che nel nostro territorio avrebbe ragioni e risorse sufficienti a coniugare piani di forestazione produttiva, sviluppo delle energie rinnovabili off-grid (fuori rete), tutela ambientale e sanitaria, diritto al lavoro, sviluppo di professionalità.
Così si arriva ad una legge sotto pressione, di sola valenza economica, dalla scarsa programmazione, che crediamo sarà di fatto resa inutile proprio dalla crisi, nell’ovvia considerazione che chi, in una crisi diventata devastante per le economie private, investirà denari per aumentare le cubature del proprio appartamento? Francamente pensiamo che a beneficiarne saranno i soli professionisti del metro cubo mentre la regione dovrà prepararsi a scempi e nuove, inutili, colate di cemento.

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