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venerdì 30 novembre 2012

UGL BASILICATA

Con la crisi aprire all'immigrazione comporta problemi,nel 2020 saranno il 45% in più rispetto al 2010. Nel 2020 i lavoratori immigrati aumenteranno del 45% rispetto al 2010 con circa 900 mila occupati in più, mentre l'occupazione italiana resterà costante. Lo attesta la ricerca "Il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano" messa a punto da Cnel e ministero del Lavoro che sottolinea come non c'è effetto "concorrenza" in termini di perdita del posto del lavoro. Gli immigrati, infatti, troveranno soprattutto posti meno qualificati dove supereranno, nel 2020, il 50% degli addetti. Il Cnel non rileva, inoltre, un effetto negativo significativo di un'alta presenza di immigrati sulle retribuzioni, mentre c'è un qualche effetto, ma non rilevante dal punto di vista qualitativo sulla probabilità di trovare un nuovo lavoro per i disoccupati italiani, se non c'è un'aspra concorrenza nel lavoro e gli immigrati, anche con titoli di studio elevati, fanno lavori che gli italiani non cercano vuol dire anche che l'integrazione è incompleta, ha detto il presidente del Cnel, Antonio Marzano, registrando il permanere di una "segregazione" degli stranieri. La situazione migliora con il permanere degli immigrati in Italia e soprattutto per le seconde generazioni, ha aggiunto, per che è nato in Italia, è cresciuto e ha studiato qui credo che negare la cittadinanza sia una forzatura e non aiuta l'integrazione, ha concluso Riccardi: per la cittadinanza agli immigrati il criterio è lo ius culturae , mi sono battuto fin dall'inizio di questo governo per la cittadinanza agli immigrati e credo che questo sia un grande appuntamento da portare avanti, purtroppo non vedo come in questa legislatura possa essere realizzato, ha detto il ministro per l'Integrazione, Andrea Riccardi, parlando con i giornalisti a Perugia secondo me é un tema che resta decisivo ha proseguito Riccardi, io avevo proposto di superare lo 'ius sanguinis', non andiamo allo 'ius soli', che é inadatto al nostro Paese, bisogna pensare a uno 'ius culturae". I bambini stranieri nati in Italia e che hanno fatto un ciclo scolastico, che siano riconosciuti italiani perché sono italiani, si sentono italiani e crescono con i bambini italiani.

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