La sicurezza delle impianti nucleari non è un parere personale
sopratutto quando si ignora la scienza
L’undici marzo di quest’anno ricorre un anno
dalla tragedia dello Tsunami in Giappone
e della centrale nucleare di Fukushima. Il mondo torna interrogarsi sui rischi delle centrali nucleari, mentre il
Giappone deve fare ancora la lunga conta
dei danni e del fardello della radioattività. Nel raggio di 100 Km dalla
centrale, secondo gli Usa, la vita non potrà tornare più come prima. Qui, a differenza di
Chernobyl, il fallout radioattivo è stato sparso al suolo e nell’oceano. La
tragedia di Fukushima ha dimostrato che non solo i reattori nucleari sono un pericolo, ma anche il combustibile nucleare
contenuto nelle piscine di stoccaggio
può causare effetti devastanti dal punto della contaminazione radioattiva. Le esplosioni sul tetto della
centrale giapponese furono provocate da
reazioni chimiche del combustibile dei reattori contenuto dentro piscine di stoccaggio che non fu più
raffreddato per mancanza di alimentazione elettrica (i generatori furono messi fuori uso
dall'inondazione). Anche all'Itrec, in Trisaia, il combustibile di Elk River è
custodito nelle piscine di stoccaggio. Allo stato attuale il piano di emergenza
esterno redatto dalla Prefettura e mai
divulgato alle popolazioni da Regione e Comuni, non prevede un simile evento, per il semplice fatto che nella
storia del nucleare mondiale non si era
mai verificato. Il giudice Nicola Maria Pace della procura di Matera ipotizzò
per i liquidi ad alta attività custoditi
all’Itrec che un grave incidente avrebbe interessato circa 6 milioni di persone nell’arco jonico. Tutto
questo mentre la Regione Basilicata,
Vito De Filippo, Agatino Mancusi e ora Vilma Mazzocco, scherzano con le
subsidenze che potrebbero provocare i pozzi di gas vicino all’impianto nucleare.
Pericolo confermato dalle dichiarazioni del sismologo di fama
internazionale, professor Leonardo Seeber.
I comuni ( confinanti l’Itrec) di Policoro, Rotondella e Nova Siri, hanno chiesto alla Regione Basilicata di non rinnovare nella scadenza la concessione mineraria per i pozzi di gas incriminati , richiesta puntualmente ignorata dal Dipartimento ambiente che ha eluso le osservazioni dei tre Comuni. Sulla questione era anche intervenuto il Ministero dell’ambiente, il quale, su nostre osservazioni al procedimento V.I.A. per il capannone dell’impianto ICFP dell’Itrec, aveva chiesto spiegazioni alla stessa Sogin su possibili interferenze e subsidenze dei pozzi di gas sotto l’Itrec.
La Sogin ha risposto eludendo il parere tecnico e affermando: «Controlli ed ispezioni strutturali condotti periodicamente sugli edifici presenti nel sito Itrec, al fine di garantire il mantenimento in sicurezza, non hanno evidenziato fenomeni di cedimento a carico delle strutture civili monitorate. Si ritiene quindi che eventuali attività di estrazione condotte presso il pozzo non determino interferenze con l’opera in progetto (Itrec parere commissione Via del05/10/2010)».
Che tradotto significa: "dato che finora non rileviamo crepe sugli edifici, il rischio non esiste", un po' poco come risposta tecnica da parte di una struttura creata per gestire i rischi del nucleare in Italia in risposta ad un problema sollevato da un'autorità come Seeber per un fenomeno che gli scienziati assegnano come frequente nelle attività estrattive.
E se le crepe la Sogin le scopre dopo una fuoriuscita di materiale contaminante, che farà, dichiarerà che il rischio subsidenza esiste?
Un ente come la Sogin dovrebbe prevenire e non certificare i rischi!