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sabato 10 marzo 2012

NOSCORIE: A un anno da Fukushima l'Itrec resta all’anno zero

La sicurezza delle impianti nucleari non è un parere personale   sopratutto quando si ignora la scienza
 

L’undici marzo di quest’anno ricorre un anno dalla tragedia dello Tsunami in  Giappone e della centrale nucleare di Fukushima. Il mondo torna interrogarsi  sui rischi delle centrali nucleari, mentre il Giappone deve fare ancora la lunga  conta dei danni e del fardello della radioattività. Nel raggio di 100 Km dalla centrale, secondo gli Usa, la vita non potrà  tornare più come prima. Qui, a differenza di Chernobyl, il fallout radioattivo è stato sparso al suolo e nell’oceano. La tragedia di Fukushima ha dimostrato che non solo i reattori nucleari sono  un pericolo, ma anche il combustibile nucleare contenuto nelle piscine di  stoccaggio può causare effetti devastanti dal punto della contaminazione  radioattiva. Le esplosioni sul tetto della centrale giapponese furono  provocate da reazioni chimiche del combustibile dei reattori contenuto dentro  piscine di stoccaggio che non fu più raffreddato per mancanza di alimentazione  elettrica (i generatori furono messi fuori uso dall'inondazione). Anche all'Itrec, in Trisaia, il combustibile di Elk River è custodito nelle piscine di stoccaggio. Allo stato attuale il piano di emergenza esterno redatto dalla  Prefettura e mai divulgato alle popolazioni da Regione e Comuni, non prevede un  simile evento, per il semplice fatto che nella storia del nucleare mondiale non  si era mai verificato. Il giudice Nicola Maria Pace della procura di Matera ipotizzò per i liquidi ad alta  attività custoditi all’Itrec che un grave incidente avrebbe interessato circa  6 milioni di persone nell’arco jonico. Tutto questo mentre la Regione   Basilicata, Vito De Filippo, Agatino Mancusi e ora Vilma Mazzocco, scherzano con le subsidenze che potrebbero provocare i pozzi di gas vicino all’impianto nucleare. Pericolo  confermato  dalle dichiarazioni del sismologo di fama internazionale, professor Leonardo Seeber.
I comuni ( confinanti l’Itrec) di Policoro, Rotondella e Nova Siri, hanno chiesto alla Regione Basilicata di non rinnovare nella scadenza la concessione mineraria per i pozzi di gas incriminati , richiesta puntualmente ignorata dal Dipartimento ambiente che ha eluso le osservazioni dei tre Comuni. Sulla questione era anche intervenuto il Ministero dell’ambiente, il quale, su nostre osservazioni al procedimento V.I.A. per il capannone dell’impianto ICFP dell’Itrec, aveva chiesto spiegazioni alla stessa Sogin su possibili interferenze e subsidenze dei pozzi di gas sotto l’Itrec.
La Sogin ha risposto eludendo il parere tecnico e affermando: «Controlli ed ispezioni strutturali condotti periodicamente sugli edifici presenti nel sito Itrec, al fine di garantire il mantenimento in sicurezza, non hanno evidenziato fenomeni di cedimento a carico delle strutture civili monitorate. Si ritiene quindi che eventuali attività di estrazione condotte presso il pozzo non determino interferenze con l’opera in progetto (Itrec parere commissione Via del05/10/2010)».
Che tradotto significa: "dato che finora non rileviamo crepe sugli edifici, il rischio non esiste", un po' poco come risposta tecnica da parte di una struttura creata per gestire i rischi del nucleare in Italia in risposta ad un problema sollevato da un'autorità come Seeber per un fenomeno che gli scienziati assegnano come frequente nelle attività estrattive.
E se le crepe la Sogin le scopre dopo una fuoriuscita di materiale contaminante, che farà, dichiarerà che il rischio subsidenza esiste?
Un ente come la Sogin dovrebbe prevenire e non certificare i rischi!

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