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giovedì 29 marzo 2012

I danni sull'uomo dalle estrazioni petrolifere.

A tutti coloro che in questi giorni si stanno occupando della vicenda petrolio in Basilicata, tra cui alcuni Sindaci, tra quelli dei comuni ricadenti nell’area interessata dal permesso di ricerca Tempa Petrosa, che si sono detti possibilisti circa le perferazioni della Total alla ricerca di altro oro nero, consiglieremmo di approfondire l’argomento e di andarsi a leggere uno studio della ricercatrice italiana Maria Rita D’Orsogna, presso l’University at Northtridge di Los Angeles, sui danni alla salute umana causati da idrogeno solforato ( H2S), derivante dalle perforazioni e soprattutto dal pre-trattamento di idro-desulfurizzazione del greggio.
Si tratta di poco più di una quarantina di pagine che vale pena approfondire. La stessa cosa dovrebbero fare i tanti aspiranti politici in carriera, le cui ambizioni sono quasi sempre sproporzionate alle loro effettive qualità, o a improvvisati e fortunosi rappresentanti istituzionali e sub-istituzionali. Di questi ultimi ci colpisce la loro poliedrieca capacità di passare da un assessorato all’altro, da ente ad un altro ente, sfoderando competenze o presunte tali e strabilianti capacità intellettive che i comuni mortali evidentemente non posseggono. Da un giorno all’altro costoro sono capaci di cambiare ente e di trattare di cultura, formazione, agricoltura, sanità, attività produttive in genere, turismo, fonti energetiche, acquedotti, enti di ricerca, dopo essersi magari occupati di produzione di capannoni industriali, di tapparelle, di funghi o a volte di nulla.
E come se per gli antichi mestieri la stessa persona da un anno all’altro avesse cambiato attività mettendosi a fare il calzolaio, il muratore, il sarto o il fabbro.
Confessiamo di provare una certa invidia di fronte a tali espressioni di aliene genialità e intelligenze superiori degne di un servizio di Star Treck, anche se i risultati prodotti lasciano perplessi e fanno filtrare un dubbio atroce, quello che spesso si vanno ad occupare delle postazioni pubbliche solo in virtù di logiche spartitorie e senza alcuna reale competenza. 
Sarà anche per questo che mai una questione venga affrontata di petto, con passione e impegno civile, mai venga partorita una nuova idea da realizzare che possa lasciare il segno nella storia di un territorio.
Sull’argomento in questione, come su altri temi, bisognerebbe avere almeno l’umiltà di piegare la testa sui libri e sui documenti.
Si apprenderebbe ad esempio che l’idrogeno solforato entra nel corpo umano in tre modi: per inalazione attraverso i polmoni, per via orale, specialmente dalla digestione di sostanze contaminate assorbite nel tratto intestinale, prima fra tutte l’acqua, e attraverso la pelle.
Per inalazione i danni sono a basse concentrazioni: tosse, mancanza di respiro, raffreddori, bronchite, affaticamento, ansietà, bronchite, irritabilità, declino intellettuale, mancanza di concentrazione, difetti della memoria e dell’apprendimento, modifiche del senso dell’olfatto e nelle capacità motorie, danni ai polmoni anche permanenti. Ad alte concentrazioni: edema polmonare, collasso cardiaco, paralisi dell’olfatto e persino morte.
I danni alla pelle sono la presenza di vesciche, la morte dell’epidermide, irritazioni e pruriti.
I danni agli occhi possono essere irreversibili con lacrimazione, congiuntiviti, bruciori, mancanza di messa a fuoco. Anche il sistema nervoso può subire danni importanti.
Quelli riportati sono solo una sintesi dei danni che l’idrogeno solforato provoca all’uomo e quindi anche agli animali, ai pesci, al mare ed alla flora dell’area interessata.
I dati citati dallo studio non sono ipotetici, ma il frutto di una ricerca sulle popolazioni che li hanno già subiti ed essi sono stati monitorati negli anni.
Lo studio si occupa del centro oli di Viggiano, valuta, altresì, anche l’impatto dell’idrogeno solforato sui bambini e la sua incidenza sul cancro con l’insorgenza di danni al DNA.
Si tratta dunque di un problema complesso e poco importa che un comune sia interessato direttamente o solo marginalmente, i confini geografici non sono coincidenti con quelli da inquinamento.
Il rapporto costi benefici quando vi è di mezzo la salute dell’uomo non dovrebbe neanche essere preso in considerazione.
Non riusciamo poi a comprendere che cosa significa affermare che autorizzare la ricerca non vuol dire ipso facto consentire l’estrazione del petrolio, qualora venga riscontrata una sua presenza significativa.
A parte il fatto che il potere di veto delle amministrazioni è tutto da verificare, le compagnie petrolifere non investono nella ricerca per hobby o per scopi scientifici, ma solo ed unicamente perchè una volta trovato il petrolio devono fare di tutto per tirarlo fuori.
Su questo problema una comunità non dovrebbe dividersi in virtù di pregiudiziali e artificiosi schieramenti, ma assumere una posizione univoca a tutela di beni primari come la salute e la salubrità del suolo, dell’aria e dell’acqua. Ed essi non sono né di sinistra, né di centro e né di destra.

Vincenzo Maida
Centro Studio Jonico DRUS

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