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lunedì 12 marzo 2012

L’inadeguatezza di De Filippo: un fiume in piena.


Da tempi immemori la Basilicata ha incentivato l’antropizzazione, garantendo alle comunità un costante approvvigionamento idrico. Purtroppo la ricchezza d’acqua è
accompagnata da un forte ed esteso dissesto idrogeologico unito a regimi fluviali torrentizi. Le recenti tecnologie d’osservazione terrestre ci permettono di vedere la
realtà territoriale lucana sfatando la retorica politichese. Il Basento, stando alle immagini di un noto motore di ricerca, è in forte mutamento da un decennio a questa parte. La storia recente parte dal 1989, quando grazie ai fondi FIO ( Fondo
Investimenti ed Occupazione ) ebbero inizio i lavori di sistemazione del Basso Basento. I lavori di arginatura sopraelevata, gli scolmatori, le gabbie metalliche, le
reti di cunette tombini e valvole furono opere non supportate da un concreto ed accurato studio tecnico ed infatti le amministrazioni comunali e provinciali d’allora osteggiarono fortemente la realizzazione delle suddette operazioni. Dopo indagini giudiziarie e proteste da parte del Comitato Difesa del Basento, la Regione Basilicta decise nel 1989 prima e nel 1996 poi di continuare nonostante tutto i lavori. In altre
regioni italiane, dove le cose sono state realizzate in maniera adeguata ed a regola d’arte, i corsi d’acqua a carattere torrentizio sono stati sottoposti ad allargamenti dell’alveo addirittura superiori ai 120 metri, interventi che sarebbero stati utili anche per il nostro Basento ( e non solo ). Incassare ed arginare in 30-40 metri di larghezza
fiumi dalle portate irregolari in zone dalla pendenza minima, come il Metapontino, provoca danni alle infrastrutture ( vedi Basentana ), sconvolgimento del territorio e
pesanti ripercussioni sull’agricoltura. Le foto, allegate, mostrano inconfutabilmente che l’apporto ed il deposito di materiale litoide ( ghiaia ) ha modificato il paesaggio
anche nel giro di un biennio. Occorre rivedere in alcuni punti, i vincoli di SIC-ZPS, rivalutando l’opportunità di riavviare l’estrazione fluviale per preservare l’assetto
territoriale. Nel caso lucano urge una ricognizione tecnica della situazione fluviale, capire l’importanza delle sezioni di deflusso invece delle fasce di rispetto, comprendere le reali ricadute territoriali delle opere fatte nei decenni passati lungo il Basso Basento. La morfodinamica fluviale, come le più semplici nozioni di idraulica insegnano che se diminuisce la velocità di flusso c’è bisogno di una sezione più
ampia, in particolar modo se il fiume scorre in pianura. Anche oggi, percorrendo
alcuni tratti della SS 106, è possibile osservare fenomeni di erosione spondale
intensa, proliferazione di depositi litoido – sabbiosi, crolli di strade ed argini,
mutazioni altimetriche e gemmazioni meandriformi.
I fiumi lucani necessitano oltre che della basilare pulizia degli alvei, di uno studio
scientifico che garantisca loro equilibrio, stabilità ed adattabilità in quella che è la
loro naturale evoluzione. I precedenti interventi infrastrutturali non hanno tenuto
conto che la gran parte della portata solida contribuisce al ripascimento del tronco
allargato, il quale diventando una discarica a cielo aperto, stravolge l’assetto fluviale
e con esso il paesaggio ( mentre in alcuni punti l’estrazione potrebbe prevenire tali
sconvolgimenti ).
Presidente De Filippo a cosa servono le vie blu, a fare manutenzione del degrado? A
trasformare ciò che resta dei fiumi lucani in alvei clientelari? La politica deve tornare
a pianificare il territorio e non a spartirlo, o d’ora in avanti madre natura diventerà
puntualmente l’alibi delle umane inadempienze. È accettabile che alcuni canali siano
ormai degli stagni con un fondo pari o inferiore ai corsi fluviali? Possibile che si sia
perso il concetto d’integrità in materia di bonifica idraulica? Dobbiamo tornare alla
malaria per capire che malgoverno e natura sono un binomio pericoloso? ll 15
marzo 2011 il governo regionale si impegnava ad “operare una immediata
ricognizione sugli effetti delle scelte finora compiute nella gestione del sistema
idrogeologico….” Se, com’è stato annunciato, si riparte con i prossimi interventi a
rafforzare gli argini lungo il Basento ed a farne altri lungo l’Agri ed il Bradano, tali
interventi poggeranno su studi approfonditi o saranno dettati “dall’urgenza”, quindi
inutili se non, addirittura, dannosi tra qualche anno? Presidente non investiamo in
consulenze faraoniche ed infruttuose, partiamo dall’insegnamento di Leonardo da
Vinci che parlando dell’erosione del suolo così diceva:”l’acqua disfa li monti e
riempie le valli, e ridurrebbe la terra in perfetta sfericità , s’ella potesse”.

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