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sabato 10 marzo 2012

Le emergenze agricole nella provincia jonica


La Cia Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto evidenzia che caro-gasolio, Imu sui fabbricati rurali e i terreni agricoli, sono costi contributivi; sono queste alcune delle gravi emergenze dell’agricoltura che stanno appesantendo la situazione nella provincia di Taranto.
Il Governo deve subito intervenire per dare risposte precise e concrete alle esigenze degli agricoltori che non sono in grado di sostenere ulteriori oneri; servono misure efficaci che consentano alle aziende agricole di uscire da una crisi profonda che rischia di avere conseguenze disastrose.

Le imprese agricole stanno vivendo una fase molto complessa e piena di ostacoli; a ciò si aggiunge che molto spesso grandi quantitativi di prodotto restano invenduti, perché non vi sono richieste da parte dei mercati. Difficoltà che si aggravano giorno dopo giorno e che rendono arduo operare, visto gli insostenibili costi che pesano sia sui redditi che sulla competitività.
Attraversando il nostro territorio provinciale si può notare con molta evidenza che numerosi sono i terreni ormai in stato di totale abbandono e che non vengono più coltivati; diverse sono le aziende poste all'asta a causa delle diverse problematiche che sono diventate frequenti e ricorrenti.
Un quadro che si riscontra chiaramente in realtà come quella della provincia di Taranto in cui le tante piccole e medie aziende sono costrette ad operare con grande affanno, pur dimostrando grande capacità d’innovazione, di creatività e di lavoro.
La Cia di Taranto fa appello affinché il Governo intervenga immediatamente per evitare ulteriori gravi conseguenze per il futuro di migliaia di imprese. Da qui nasce e si sviluppa la nostra mobilitazione che, senza risposte da parte delle istituzioni, darà vita ad iniziative sul territorio e a livello nazionale.
Non chiediamo certo assistenza, ma provvedimenti che permettano di lavorare con certezza e reddito, altrimenti l’espulsione dal mercato diventa inevitabile.
Per queste ragioni chiediamo che s’intervenga sul caro-gasolio, introducendo una sorta di ‘bonus’, ma si riveda anche tutta la partita Imu agricola e si blocchino i gravosi aumenti dei contributi previsti nella manovra economica per i lavoratori autonomi.
Secondo i dati Istat, nel 2011 gli introiti degli imprenditori agricoli sono serviti appena a coprire i costi di produzione, con conseguenze negative sui redditi delle imprese. La conferma è arrivata in questi giorni dall’Istat, che sottolinea come nell’ultimo trimestre dell’anno i prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori sono cresciuti del 4,9 per cento tendenziale, ma nello stesso lasso di tempo anche la spesa per i fattori produttivi è salita quasi altrettanto (più 4,7 per cento); vanificando di fatto ogni possibile ricavo.
Un incremento insostenibile - osserva la Cia - soprattutto perché alle spese produttive (che gravano sulla gestione aziendale con una quota compresa tra il 60 e l’80 per cento) vanno aggiunti anche i costi contributivi, previdenziali e burocratici. Con la conseguenza che gli agricoltori di fatto continuano a produrre in perdita, o quasi.
Tra i costi di produzione, a pesare di più sulle tasche delle aziende nel 2011 sono stati l’energia elettrica e i lubrificanti (più 13,2 per cento), spinti in alto dal “caro-gasolio” -ricorda la Cia - e poi i concimi (più 15,8 per cento), i mangimi (più 10,6 per cento) e le sementi (più 5,8 per cento): con questi aumenti le aziende agricole non possono sopravvivere, anche perché il rialzo delle quotazioni sui campi non è sufficiente a far ripartire i redditi dei produttori, se non è accompagnato da un parallelo calo dei costi e degli oneri che pesano sulle imprese.

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