La Cia Confederazione
Italiana Agricoltori di Taranto evidenzia che caro-gasolio,
Imu sui fabbricati rurali e i terreni agricoli, sono costi contributivi; sono
queste alcune delle gravi emergenze dell’agricoltura che stanno appesantendo la
situazione nella provincia di Taranto.
Il Governo deve subito intervenire
per dare risposte precise e concrete alle esigenze degli agricoltori che non
sono in grado di sostenere ulteriori oneri; servono misure efficaci che
consentano alle aziende agricole di uscire da una crisi profonda che rischia di
avere conseguenze disastrose.
Le imprese agricole stanno vivendo
una fase molto complessa e piena di ostacoli; a ciò si aggiunge che molto spesso
grandi quantitativi di prodotto restano invenduti, perché non vi sono richieste
da parte dei mercati. Difficoltà che si aggravano giorno dopo giorno e che
rendono arduo operare, visto gli insostenibili costi che pesano sia sui redditi
che sulla competitività.
Attraversando il nostro territorio
provinciale si può notare con molta evidenza che numerosi sono i terreni ormai
in stato di totale abbandono e che non vengono più coltivati; diverse sono le
aziende poste all'asta a causa delle diverse problematiche che sono diventate
frequenti e ricorrenti.
Un quadro che si riscontra
chiaramente in realtà come quella della provincia di Taranto in cui le
tante piccole e medie aziende sono costrette ad operare con grande affanno, pur
dimostrando grande capacità d’innovazione, di creatività e di
lavoro.
La Cia di Taranto fa appello affinché
il Governo intervenga immediatamente per evitare ulteriori gravi conseguenze per
il futuro di migliaia di imprese. Da qui nasce e si sviluppa la nostra
mobilitazione che, senza risposte da parte delle istituzioni, darà vita ad
iniziative sul territorio e a livello nazionale.
Non chiediamo certo assistenza, ma
provvedimenti che permettano di lavorare con certezza e reddito, altrimenti
l’espulsione dal mercato diventa inevitabile.
Per queste ragioni chiediamo che
s’intervenga sul caro-gasolio, introducendo una sorta di ‘bonus’, ma si riveda
anche tutta la partita
Imu agricola e si blocchino i gravosi aumenti dei contributi
previsti nella manovra economica per i lavoratori
autonomi.
Secondo i dati Istat, nel 2011 gli
introiti degli imprenditori agricoli sono serviti appena a coprire i costi di
produzione, con conseguenze negative sui redditi delle imprese. La conferma è
arrivata in questi giorni dall’Istat, che sottolinea come nell’ultimo trimestre
dell’anno i prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori sono cresciuti del 4,9
per cento tendenziale, ma nello stesso lasso di tempo anche la spesa per i
fattori produttivi è salita quasi altrettanto (più 4,7 per cento); vanificando
di fatto ogni possibile ricavo.
Un incremento insostenibile -
osserva la Cia - soprattutto perché alle spese produttive (che gravano sulla
gestione aziendale con una quota compresa tra il 60 e l’80 per cento) vanno
aggiunti anche i costi contributivi, previdenziali e burocratici. Con la
conseguenza che gli agricoltori di fatto continuano a produrre in perdita, o
quasi.
Tra i costi di produzione, a pesare
di più sulle tasche delle aziende nel 2011 sono stati l’energia elettrica e i
lubrificanti (più 13,2 per cento), spinti in alto dal “caro-gasolio” -ricorda la
Cia - e poi i concimi (più 15,8 per cento), i mangimi (più 10,6 per cento) e le
sementi (più 5,8 per cento): con questi aumenti le aziende agricole non possono
sopravvivere, anche perché il rialzo delle quotazioni sui campi non è
sufficiente a far ripartire i redditi dei produttori, se non è accompagnato da
un parallelo calo dei costi e degli oneri che pesano sulle
imprese.