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lunedì 18 marzo 2013

Idee nuove e gambe su cui farle camminare

Il dibattito sull’assetto della nuova Giunta Regionale pare ormai latitare più nell’alveo della ricerca dei nuovi equilibri che permetterebbero di continuare la stanca navigazione finora intrapresa, che di quella ormai ineludibile soluzione di continuità che è prodromo ad un cambiamento sostanziale del progetto, se è mai esistito davvero, in nome del quale finora si è amministrata questa terra.
Inutile negare che l’attuale crisi economica è solo il catalizzatore evidente di un malessere che nasce da molto lontano e che finora non si è mai voluto affrontare, essendosi nel corso di decenni mai sciolta la prima delle domande, quale sia cioè il ruolo strategico della regione in un contesto economico certo nazionale – e crediamo evidente a tutti ormai che tale ruolo non può quello di estrarre idrocarburi – ma anche e forse soprattutto locale, nella considerazione che il nostro sistema economico non regge da solo per l’evidenza di essere stata poco assentita ogni richiesta di quell’autonomia di partecipazione al contesto produttivo che altresì può leggersi come chiusura al merito, nel privilegiarsi dell’accesso alle opportunità alle cordate amicali, le comparizie potremmo definirle, nel panorama difficilmente negabile di una regione dove “solo se hai il santo in paradiso” fai impresa con qualche prospettiva di successo.
Un simile contesto di relazioni ha prodotto finora da un lato fenomeni di asservimento, quando non già presenti atteggiamenti partecipativi alle filiere che portano ad appalti, commesse, provvidenze, degli imprenditori che, vivendo in un sistema di affidamento, poco sono stati inclini all’auto-stimolazione di ciò che è l’essenza stessa dell’impresa, l’inventiva e la capacità di lavoro, preferendo i percorsi meno faticosi della collateralità al sistema, ma dall’altro lato ha prodotto quella vera e propria fuga di cervelli e forze produttive che non si può pensare come solo legata all’umana ricerca di migliori condizioni per emergere, quanto alla sostanziale impossibilità di trovare spazi senza appartenenze imposte. 
E se tutti sappiamo come l’essere stati sostenuti debba poi ricambiarsi nel solito sistema del ritorno di consensi, ad essere premiata non sarà più la capacità di stare sul mercato con le proprie forze, qualità e capacità di impresa , ma la natura e qualità dei legami che a loro volta dovranno intrecciarsi sia con i propri dipendenti, sia con gli altri attori imprenditoriali ed amministrativi che concorrono alla vita di una azienda, in pregiudicanti circoli viziosi.
Così quando collassa il sistema dei pagamenti alle imprese per le note cause legate a patti di stabilità, senz’altro da rivedersi in sede nazionale e comunitaria, questa non è che la causa scatenante di una sintomatologia, il cortocircuito della liquidità e l’impossibilità a fare fronte a pagamenti di stipendi e di forniture, mentre la malattia è purtroppo altrove che non nella congiuntura, ma nell’universo di legami finora basati sul “paga pantalone” come “motivo” sulla quale la stessa relazione perversa è cresciuta.
Allora forse a ben poco servono quei minimi aliti di ossigeno che si tenta di estorcere a caro prezzo al sistema del credito se non si interviene sulla struttura morale che è alla base del concetto di impresa e così per ricaduta diretta sull’occupazione, ridando spazi finora di fatto negati a cominciare dalle poche provvidenze comunitarie rimaste che si auspicherebbe siano concesse alle idee e non alle comparizie, nella costituzione di fondi immateriali specifici a supporto di nascenti aziende che non siano le vacuità degli incubatori di imprese, ma facilitazioni sulle forniture energetiche per i comparti innovativi e sulla semplificazione burocratica “appoggiata” a strutture regionali, l’esatta corrispondenza della formazione professionale a obiettivi concreti di professionalità e l’inaugurazione di una stagione programmatica tarata su potenzialità del territorio che continuiamo a vedere nell’agricoltura generalistica - non solo di nicchia - tipicizzata all’indirizzo di incontaminatezza della regione, nell’agri-industria diffusa supportata dal pubblico nella logistica di base e nel marketing, nel turismo dell’inconsueto della nostra relazione spazio-tempo, e via discorrendo, ma soprattutto nel liberare il mondo della formazione dell’impresa da ogni vincolo di un sistema che ora necessita di idee nuove e gambe su cui farle camminare. 
Idee che, fondandosi sul rispetto del territorio, necessitano di atti conseguenti a cominciare da dinieghi a prospezioni per idrocarburi che cominciano ormai ad insistere anche sui luoghi dell’Aglianico, gambe che è fuori dai recinti canonici di sistema e dalle sue patenti di inadeguatezza che andranno cercate. 
Miko Somma, segretario regionale di Comunità Lucana

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