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lunedì 18 marzo 2013

GELATA NELLA NOTTE TRA IL 16 E IL 17 MARZO

Agricoltura nuovamente in ginocchio per la gelata verificatasi nella notte tra sabato e domenica. Dopo lo straripamento del fiume Agri, avvenuto qualche giorno fa e che ha causato allagamenti e danni alle colture nella bassa Val D’Agri, il mondo agricolo di Montalbano Jonico e del Metapontino, subisce ingenti danni per la gelata verificatasi nella notte tra sabato e domenica. 
A comunicarlo sono: il Sindaco di Montalbano Jonico Vincenzo Devincenzis, l’assessore all’agricoltura Rocco Tauro ed il presidente della commissione agricoltura Massimo Zaccaria, che hanno già provveduto a segnalare la calamità agli organi competenti. 
In particolare, in territorio di Montalbano e Tursi, nelle zone basse dell’agri, in contrada Ischia e Marone nonché in contrada Sant’Elena, San Cataldo Recoleta ecc., il gelo ha distrutto più diffusamente centinaia di ettari di drupacee (albicocche, pesche, ecc..) già in fase di fioritura ed allegagione. 
Sui pianori alti di Montalbano Jonico e del Metapontino si riscontrano diffusi danni a varietà precoci di Pesco ed Albicocco soprattutto in impianti sotto serra con frutti già in fase di diradamento. 
Il dramma maggiore è quello che, cancellata la Legge 185/92, le aziende agricole non potranno avere più alcun ristoro, come avvenuto con il Decreto Omnibus per la siccità del 2002/2003. Chi pagherà questi danni? 
Di qui l’esigenza di un nuovo piano Marschall per l’agricoltura, ed un’adeguata riforma Agraria per dare reddito ad un’ Italia Agricola che ormai non c’è più. 
Di contro l’unica soluzione che è stata posta in essere dal Consorzio di Bonifica, dalla Regione Basilicata e dalle organizzazioni di categoria, è quella dell’aumento del canone irriguo di €. 150 per ettaro – Al posto loro mi vergognerei. 
L’agricoltura non viene fatta sotto dei capannoni prefabbricati, l’agricoltura viene fatta in campi aperti sotto il cielo e soggette a diffuse calamità. 
E’ questo il principale motivo per cui l’agricoltura va assistita quotidianamente. 
Un tempo l’agricoltore andava con il cappello in testa per colpa della politica dei governi nazionali e regionali dal “90 sino ad oggi, è costretta ad andare con il cappello in mano a chiedere l’elemosina e senza che nessuno si preoccupi. 
Gli agricoltori sicuramente stanno prendendo atto di queste politiche scellerate assecondate dalle associazioni di categoria e ne sapranno trarre le dovute conseguenze. 

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