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lunedì 8 agosto 2011

Inquinamento delle acque sotterranee al Centro Olio, per il WWF un disastro annunciato.




Non è una notizia inattesa quella dell’inquinamento delle falde sotto il centro olio di Viggiano, era il 2000 quando nel dossier “LA VAL D’AGRI TRA PARCO E PETROLIO - Osservazioni e  valutazioni sulle attività di ricerca ed estrazione petrolifera nell’area del Parco Nazionale della Val d’Agri” il WWF metteva in guardia sui possibili danni alle falde acquifere. Sono dovuti passare ben 11 anni per assistere al risveglio dell’ARPAB che finalmente esce dal “tuttoappostismo” e misura valori di inquinanti superiori ai limiti di legge. Certo sono stati 11 anni persi, 11 anni di inquinamento continuo dell’aria, del suolo e delle acque che però nessuno, nonostante gli allarmi lanciati dalla nostra associazione, è riuscito o voluto vedere.
Rammarica, ha dichiarato Vito Mazzilli – presidente del WWF Basilicata, assistere alla più totale assenza della politica, che nonostante sia stata più volte sensibilizzata in materia, ricordiamo i due convegni sul monitoraggio ambientale del 2010 organizzati dal WWF insieme a Laboratorio per Viggiano e l’audizione in 3.a commissione ambiente della Regione Basilicata, ad oggi non  ha fatto nulla per assicurare ai cittadini della Val d’Agri monitoraggi seri e dati  certi a tutela dell’ambiente e della salute.
Il WWF torna  quindi ad affermare che la problematica del petrolio in Val d’Agri è territoriale ed ambientale, riguarda la biodiversità, gli uomini, i cittadini che vivono in questo contesto,  la loro vita e le loro attività che sono messe in pericolo dalla presenza dei pozzi di estrazione e di un centro  olio  ubicato nei pressi dell’ abitato di Viggiano; tale impianto infatti,  a regime, andrà a raccogliere circa 104mila barili di petrolio al giorno mentre oggi ne raccoglie  80000/90000,  che viene in parte raffinato e depurato dei suoi gas più nocivi quali i derivati dello zolfo, dell’azoto, del carbonio,  che  si disperdono copiosi nell’ambiente abitato circostante producendo certamente un notevole inquinamento, assurda ci pare quindi ogni ipotesi di ampliamento della capacità produttiva oltre tali valori. In questa situazione  è più che legittimo rilevare  che il sistema di monitoraggio operante non  è adeguato e  sufficiente a descrivere  tutto quello che succede dentro il centro olio e nelle immediate circostanze, né quello che succede nei pressi dei pozzi di estrazione; che la rete di monitoraggio deve essere assolutamente potenziata e migliorata per avvicinarci alla verità dei fatti e agli standard mondiali; che devono migliorare anche i sistemi di monitoraggio all’interno del centro olio e che la stessa ENI deve  mitigare l’impatto ambientale delle sue attività immettendo meno inquinanti nell’aria usando le migliori tecnologie a disposizione; che è assolutamente opportuno che la Regione Basilicata, in via precauzionale ed in considerazione delle peculiarità del contesto in cui si svolge l’attività estrattiva, emani una legislazione specifica sulle emissioni con limiti più vincolanti rispetto alla normativa nazionale, come altre regioni italiane hanno già fatto, vedi Sicilia. Infine si deve  considerare che l’impatto ambientale dell’attività petrolifera non si riferisce solo all’aria, ma, come dimostra il caso presente, anche  alle acque sotterranee e superficiali della valle e al suolo agricolo, per cui il WWF considera necessario ed improcrastinabile il monitoraggio in continuo anche di queste due componenti ambientali al fine di evitare  di scoprire, come si è scoperto in questo caso, un avvelenamento del sottosuolo che di certo va avanti da anni con effetti gravissimi sull’ambiente della Valle dell’Agri.          
Pensiamo che i cittadini di Basilicata abbiano il diritto di avere un monitoraggio serio e idoneo dal momento che è in gioco la loro salute e la loro vita.

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