Le vicende tristissime che stravolsero la vita familiare di Pascoli, le difficoltà economiche e gli ostacoli che dovette superare sin da fanciullo lo rendono “attuale” e particolarmente vicino a quella che è una questione meridionale oggi più urgente che mai.
Da poco si sono conclusi i festeggiamenti dell’Unità d’Italia e il Sud attende ancora di vedere colmato il vasto divario che in termini di condizione sociale e sviluppo economico lo separa dal resto del Paese e da un’Europa che avanza sempre più rapidamente.
La questione meridionale non è un capriccio della storia, ma il risultato di politiche ancora insufficienti alle quali si vanno ad aggiungere le ricadute di una crisi a noi tutti tristemente nota.
Generazioni di intellettuali, sociologi, storici, economisti e politici di ogni appartenenza – da Giustino Fortunato a Gaetano Salvemini, da Antonio Gramsci a Luigi Sturzo – hanno provato a dare una risposta, una spiegazione agli interrogativi legati alla situazione del Mezzogiorno, con i suoi ritardi e i suoi mancati sviluppi. Ma nulla è servito per rilanciare il Sud, mentre il dibattito è sempre più stanco e sempre più privo di ascolto.
Per questo, onorevole Presidente, affido a Lei, nella duplice veste di rappresentante dello Stato e di cittadino meridionale, la richiesta di sensibilizzare il Parlamento e il Governo affinché si facciano promotori di una politica più attenta e concreta alle esigenze del Sud. Lungi da me però, sia bene inteso, derubricare dalla agenda istituzionale locale la questione, addossandola interamente ad altri. Non verrò meno a quelle responsabilità che mi vedono in prima linea, come presidente della Provincia di Matera, impegnato nella costruzione di risposte che ridiano speranza e fiducia. Non è facile, ma non intendo avallare le tante speculazioni che hanno pesato sulla questione. L’incultura e i luoghi comuni hanno fagocitato molto di quel buono che è stato realizzato, e alla luce delle innumerevoli urgenze che assillano questa terra (mancanza di occupazione, gap infrastrutturale, destabilizzazione sociale) diventa indispensabile fare tesoro del nostro scosceso passato e del nostro precario presente per ripartire. Riflettendo non mancheranno di riaffiorare i ricordi di tutte le autentiche eccellenze che affollano il nostro Mezzogiorno; patrimoni e risorse che dovremo saper valorizzare e tutelare, onde evitare che altri ne decidano sorti e destino. Memori dell’innovazione che l’eredità pascoliana ha prodotto per l’Italia, ritengo che questo territorio, centro culturale di rinomata e antica tradizione, possa e debba investire nella cultura. Perché, la storia lo dimostra, solo dalla conoscenza possono generarsi nuove prospettive foriere di sviluppo. Nuove visioni per nuovi prodotti, nuovi sistemi e nuova ricchezza. Considerare strategica la cultura significa proprio questo, credere nel “sapere” che genera quel “saper fare” che rende tutto possibile.
L’economia della cultura è il cuore della sfida che offrirà a un’intera regione la possibilità di rinascere e reinventarsi. Matera capitale europea della cultura è tutto questo, è la visione di un popolo e del suo futuro, è la scelta di un territorio di credere in se stesso al di là di vittimismo e del pessimismo, di offese ed emarginazione, è la convinzione che per rimanere fedeli a se stessi bisogna oltrepassare il confine e andare oltre.
Ecco, per tutto questo siamo convinti, egregio Presidente, che la Sua presenza, oltre a essere motivo di orgoglio per la nostra provincia, sia il segno di un cambiamento strategico, un cambiamento che il Governo sta attuando nel segno della cultura che tanto sta a cuore a questa terra.
FRANCO STELLA
Presidente della Provincia di Matera

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