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mercoledì 11 aprile 2012

Legambiente: “Facciamo i conti, ecco la verità” Fotovoltaico, eolico e biomasse pesano solo il 10%”

E’ davvero colpa delle rinnovabili se le bollette energetiche lievitano? Per capire come stanno le cose, Legambiente ha analizzato le voci che compongono la bolletta media di una famiglia italiana nella propria casa di residenza. Il risultato è che gli incentivi vecchi e nuovi a fotovoltaico, eolico e biomasse, pesano solo il 10% circa dei costi.
Vediamo la bolletta nel dettaglio: l’importo è di 494 euro l’anno (contratto in fascia protetta da 3 chilowattora, dati 2011). Come si arriva a questa cifra?
Il 59,5% dell’importo (294 euro l’anno) copre i servizi di vendita - ovvero i chilowattora di energia consumata - e va a tutte le centrali escluse le nuove rinnovabili (quelle che ricevono incentivi diretti). Il 90% va a impianti a metano, petrolio e carbone. Il costo del metano e del petrolio, sul libero mercato, è quasi raddoppiato negli ultimi 5-6 anni (+40% dal 2010).
Il 14% della bolletta (circa 69 euro l'anno) è il costo dei servizi di rete e comprende la distribuzione, gli elettrodotti e le misurazioni. Di questi 69 euro, circa 40 (8% della bolletta) sono una quota fissa: si paga anche se non si consuma niente.
Le tasse e l’Iva si prendono 67 euro l’anno (13,5% della bolletta). Qui c’è un paradosso: l’Iva, un’imposta su beni e servizi, viene pagata anche sugli incentivi che però non sono né beni né servizi.
Il 13% della bolletta (64 euro) è destinato a oneri generali di sistema: una voce matrioska che contiene di tutto.
Il 10% circa della bolletta (48 euro) finanzia effettivamente gli incentivi sia vecchi che nuovi a fotovoltaico, eolico e biomasse. Mentre il 2% (altri 10 euro circa) vanno alle altre “fonti assimilate alle rinnovabili” del CIP6. Una definizione ingannevole, perché si tratta soprattutto di raffinerie, inceneritori, acciaierie, impianti a carbone, evidentemente assai poco rinnovabili.
Infine 6 euro circa (1,2% della bolletta) vanno a: nucleare (ricerca, decommissioning delle vecchie centrali), ricerca scientifica (gran parte ancora al nucleare), tariffe sociali, imprese elettriche minori e a voci che con la bolletta hanno poco a che fare, come determinati regimi tariffari delle ferrovie o le compensazioni sociali delle installazioni elettriche. C’è anche l’efficienza energetica negli usi finali: un millesimo della bolletta. (vedi http://www.slideshare.net/legambienteonlus/legambiente-su-bolletta-energia-e-rinnovabili)
In definitiva, a pesare sulle bollette dei cittadini non è certo il rinnovabile. Le rinnovabili che godono degli incentivi oggi producono il 10% dell’energia elettrica e ci costano 48 euro l’anno: il 10% della bolletta. Un dato che, se pur in crescita, avrà un peso sempre minore rispetto al costo delle ‘vecchie’ fonti, del petrolio, degli inceneritori, delle raffinerie e degli impianti a carbone. Non solo. La crescita delle rinnovabili ha fatto abbassare il prezzo dell’energia nelle ore di punta, quando l’energia delle centrali termoelettriche meno efficienti costava di più.

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