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sabato 7 aprile 2012

AMMINISTRATIVE: DC, CIVISMO RESPONSABILE DEI CATTOLICI PER BUONA POLITICA DAL TERRITORIO

Dalle prossime amministrative una risposta di buona politica alla crisi dei partiti può venire dal territorio e nello specifico dal civismo responsabile dei cattolici. A sostenerlo è il segretario regionale della DC-Libertas Giuseppe Potenza. Come sappiamo, i livelli di fiducia nei partiti sono al minimo storico. Tutto lascia pensare, soprattutto dopo l’inchiesta giudiziaria sulla gestione da parte della Lega Nord del finanziamento pubblico, che siamo alla vigilia di un nuovo big bang politico. Come era già accaduto all´inizio degli anni ‘90. Ma, come allora prima della discesa in campo di Berlusconi – continua Potenza - ancora non è chiaro chi e come realizzerà questa trasformazione.
Le amministrative del 6 e 7 maggio non conterranno la risposta a tale aspettativa. Esse, più limitatamente, contengono un rischio − la debacle elettorale delle forze politiche di sinistra, destra, centro che sostengono il governo − e l´avvio di un nuovo dialogo tra sistema politico e corpo elettorale, premessa di quello che si dovrà fare nei mesi successivi. Per questo c'è bisogno di un nuovo progetto politico e sociale su cui aggregare nuovamente il consenso, un nuovo progetto di società e di sviluppo per l'Italia che non può prescindere dai cattolici che hanno ancora forti valori di riferimento: in questo quadro le liste civiche di identità popolare sono un progetto politico al servizio del bene comune e dell'interesse generale, perché fondate su valori e radicamenti.
L'assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione. Si parte dalle realtà locali, dal territorio. E si è partecipi delle sorti della vita e dei problemi del comune e del quartiere: la scuola, i servizi sanitari, l'assistenza, l'amministrazione civica, la cultura locale. Tutto questo – sottolinea il segretario DC - si chiama "impegno civile", "senso civico", "etica civile", "civismo". E viene indicato come prima decisiva forma della presenza dei laici cattolici nella vita quotidiana. L'autentica sfida che ci attende come credenti è quella di un vero civismo cristiano in grado di prendere forma nella vita quotidiana, negli interstizi del tempo e delle relazioni, nel posto di lavoro, nei luoghi pubblici come in quelli della sofferenza e dell'istruzione. Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica: essi devono essere d'esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune, così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi l'autorità e la libertà, l'iniziativa personale e la solidarietà di tutto il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità.
Solo una generale conversione di mentalità che comporti conseguenze vincolanti – ad esempio, sul fronte del fisco, di un reddito minimo, di un welfare partecipato, di un credito agibile, insomma di un civismo responsabile – può ricreare quel clima di fiducia che oggi sembra diradato o dissolto. L’altra sfida è riconsegnare un profilo forte alla nostra comunità. La società deve resistere alla tentazione di smarrire i propri connotati caratteristici, una visione antropologica, composta di principi e valori, facendo tesoro degli “insegnamenti di questa stagione”: due su tutti, la capacità di sacrificio e di adattamento e l’energia scaturente dai vincoli familiari. Sul piano della politica economica dobbiamo perseguire un’economia sociale di mercato, nella linea della cooperazione e dei sistemi di un welfare condiviso. Vanno create le condizioni perché le opportunità di impiego non sfumino, e con esse le abilità manageriali e i capitali necessari all’impresa, perché i giovani non perdano la speranza del proprio futuro.

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