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sabato 12 gennaio 2013

BENEDETTO (CD): SOSTEGNO PROTESTE SINDACATI PENSIONATI INVALIDI CIVILI

“Come mi segnalano i sindacati dei pensionati e i Patronati di Cgil, Cisl, Uil ad alcune centinaia di pensionati lucani, invalidi civili al 100 per cento, è già arrivata la lettera dell’Inps contenente l’odiosa circolare del 28 dicembre scorso n. 149 che rischia di produrre gravissime iniquità, introducendo l’obbligo a fare riferimento non più al reddito personale, ma anche, a partire dal 2013, a quello del coniuge. E’ un provvedimento che va revocato rapidamente”. E’ quanto sostiene il consigliere regionale Nicola Benedetto, che ha aderito al Centro Democratico, sottolineando che “la cosiddetta soglia minima di sussistenza stabilita, burocraticamente dall’Inps, coincide con la soglia di povertà che coinvolge le famiglie dei nostri pensionati invalidi civili e pensionati al minimo di tante categorie, specie agricoltura ed artigianato”. Nel sottolineare che “la Regione ha mostrato sensibilità sociale ed impegno per difendere il reddito dei nostri pensionati sino al recente annuncio del presidente De Filippo per gli sconti a favore delle famiglie con bassi redditi sul costo dell'acqua, che ha già consentito secondo l’efficace regolamento tariffario voluto da Acquedotto Lucano a circa 9mila famiglie di dimezzare il costo della bolletta 2011”, Benedetto afferma che “bisogna sostenere sul piano istituzionale e politico le iniziative di protesta dei sindacati dei pensionati per tornare a considerare il reddito individuale per il diritto alla prestazione per gli invalidi civili al 100%. E’ sin troppo evidente che siamo di fronte ad una norma palesemente ingiusta e discriminatoria nei confronti degli invalidi civili totali, tenuto conto che per gli invalidi parziali, per le persone cieche e le persone sorde il limite reddituale considerato continua ad essere quello personale. Parliamo – conclude il consigliere regionale - di un assegno previdenziale di importo assai modesto, inferiore ai 300 euro mensili (per l’esattezza in media 275,87 euro al mese) che se ulteriormente ridotto aggraverebbe la condizione di persone che gia' vivono una situazione di grandissima difficoltà. Una battaglia che il nuovo Parlamento dovrà sostenere tra le prime priorità di emergenza sociale”.

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