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sabato 12 gennaio 2013

Bolognetti: “Porte aperte”.

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani(in sciopero totale della fame e della sete dalla mezzanotte dell’11 gennaio).

In uno dei suoi romanzi meglio riusciti, “Porte aperte”, Leonardo Sciascia scrive : “il nome di uno scrittore, il titolo di un libro, possono a volte, e per alcuni, suonare come quello di una patria”. E allora - e sarà anche eccesso di retorica - io dico che la mia “patria” vive in quanto stiamo “scrivendo” in queste ore, nella lotta nonviolenta a cui stiamo dando corpo, nelle ore spese ad informare un amico, nelle opere, e non certo nelle omissioni di chi scrolla le spalle e fa scivolare via quel fastidioso richiamo alla legalità, al rispetto del diritto, dei diritti, dei diritti umani che ispira la nostra azione. La mia “patria” sta in quelle tre parole e nella loro declinazione: Amnistia Giustizia Libertà; Amnistia Giustizia e Libertà. E mentre c’è chi preferisce far prevalere, rispetto a slanci riformatori, il grigiore di calcoli elettoral-partitocratici e si comporta come quelle evangeliche “guide cieche” che filtrano il moscerino e ingoiano il cammello, c’è un'altra Italia che si materializza e prende corpo nonostante tutto: quella di chi sa che un paese che non riesce a rispettare la sua propria legalità è un paese che non può che corrompersi e corrompere. Non è una barricata la nostra. No, semmai dietro la barricata, con l’elmetto e la baionetta innestata, ci sono coloro che sanno in queste ore solo usare il pallottoliere e difendere un “bottino” figlio del reiterato furto di democrazia legalità e verità. Non è una ridotta la nostra - anche se rischia di essere lotta clandestina - ma lotta che prende corpo e si anima partendo da ciò che da qualche parte è andato sedimentandosi ed è pronto ad esplodere.
Di fronte all’arroganza di un potere che una volta di più ci regala elezioni antidemocratiche, degne nemmeno della peggiore Repubblica delle banane, innalziamo e sventoliamo la bandiera che fu dei Rossi e dei Rosselli, di Giustizia e Libertà e di quell’Ernesto Rossi che dalle galere fasciste - che per dirla con Pannella furono meno infami di quelle di questo nostro sessantennio - affermava: “L’Italia non potrà essere diversa se non siamo noi capaci di volerla diversa. E volere è agire”. Parafrasando Sciascia: c’è in questo paese una copertura oro che nonostante tutto, nonostante purghe e manganelli, non è stata dilapidata. Ma ne parleremo, magari in occasione della imminente inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

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