Dialogo non di facciata né in politichese né di propaganda: perché se non interessa agli amministratori locali avvicinare realmente i cittadini alla politica e alle Istituzioni, a chi altri potrebbe interessare dialogare sui problemi del proprio territorio e sulle sempre maggiori difficoltà a interagire con leggi e parametri sempre più distanti dalle esigenze immediate di famiglie, imprese e lavoratori? Molto spesso leggiamo giuste lamentele in merito aldistacco che noi rappresentanti delle istituzioni mettiamo nei confronti dei cittadini stessi, quando sono utenti dello Stato, perché, quando periodicamente diventano elettori, le nostre attenzioni, invece e strumentalmente, simoltiplicano. Cosa, quest’ultima, che ci fa capire quanto sia socialmente e politicamente reale la questione. Mi sono rivolto ai sindaci lucani perché hanno il polso reale delle condizioni dei territori della nostra Terra e perché, spesso, proprio loro, si fanno carico di denunciare questa distanza tra cittadini e Istituzioni dello Stato, come uno dei motivi di un perdurante senso di sfiducia collettivo, aggravato dai dati di emigrazione, disoccupazione e povertà della Basilicata. Rendo ora pubblica questa mia lettera personale affinchéaltri sindaci, al di fuori degli schemi delle varie divisioni partitiche, accettino questo invito e, insieme, si riesca a riaccendere un ingolfato motore sociale al fine di «ascoltare, direttamente e di persona, le esigenze reali e quotidiane dei lucani, Comune per Comune».VitoPetrocelli,

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