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martedì 23 settembre 2014

GIALLO MORTE COMMISSARIO ANNA ESPOSITO: SOLO LA VERITA’ CON RESPONSABILITA’ E SENZA ULTERIORI FALSITA’.


IL CAPO DELLA POLIZIA PANSA APRA COMMISSIONE D’INCHIESTA PER SAPERE COSA ACCADEVA NELLA QUESTURA DI POTENZA.
“Non c'è luogo a Potenza ed in Basilicata in questi giorni in cui non si parli del giallo della morte del commissario di Polizia Anna Esposito. Un altro mistero, un caso, come tanti altri trascurato proprio da chi avrebbero dovuto fare indagini approfondite – i suoi colleghi - senza sottovalutare alcun aspetto di un “suicidio atipico” oggi “omicidio volontario” che ha dell’inquietante. Ed invece, ad oltre 13 anni dal ritrovamento di quel freddo, ma sempre dolce corpo di Anna, rinvenuto in una caserma, nel suo alloggio di servizio, è assurdo che non si conosca ancora la verità. 

Ci sono voluti articoli di giornali, inchieste giornalistiche, un libro, per suscitare nuovamente le attenzioni della Procura di Potenza e soprattutto la sensibilità e il fiuto di un altro commissario di polizia, Barbara Strappato, che di fronte a verità già accertate, forse, con troppa superficialità, non logiche e poco convincenti ha scritto quelle informative che hanno indotto i magistrati a riaprire i fascicoli impolveratisi negli archivi della Procura. Oggi a distanza di molti anni, forse sarà più difficile e complicato trovare la verità, ma bisogna produrre ogni sforzo possibile per ricercarla fino in fondo, senza tralasciare alcun indizio, fatti, avvenimenti, documenti, e chiacchiericci che continuano a circolare. 
I quotidiani locali e nazionali, i settimanali nazionali, i più seguiti programmi di intrattenimento televisivi, della Rai e di altre autorevoli testate, le nostre valutazioni e considerazioni, in cui ognuno cerca involontariamente di dare la propria versione puntando più sulla spettacolarizzazione sul nome o i nomi di chi potrebbe essere l'eventuale assassino, che sulle tante responsabilità del pressapochismo e della superficialità di una inchiesta su un Commissario di Polizia, che aveva subìto da diversi mesi, tante umiliazioni, mortificazioni, violenze, di cui si omette però di parlare adeguatamente. Ci sono diversi elementi da raccogliere, dalle vicende professionali, di lavoro e umane di Anna, per capire se sia come oggi tutti pensano un caso di stalking, di mobbing, di violenze fisiche, morali, psicologiche e perché no anche di femminicidio. In tanti però preferiamo distrarci e pensare solo al nome della persona ad oggi indagata. Così si rischia, sbagliando, di confonderci le idee, di dimenticare altri importanti filoni di indagine che non possono essere questa volta tralasciati e di giudicare e condannare preventivamente le persone, come fanno superficialmente gli ultras del calcio, che difendono a tutti i costi la propria squadra, senza fare alcuna seria ed obiettiva valutazione dei fatti accaduti e della partita mal giocata.
Anche per tanti colleghi giornalisti è difficile raccontare gli sviluppi dell'inchiesta, soprattutto sapendo che al momento è indagato un collega, Luigi Di Lauro, ex compagno di Anna, che dovrà chiarire la sua posizione e con il quale nolendo e volendo dobbiamo sempre avere a che fare sia per motivi professionali, ma anche di rispetto di cui la deontologia ci impone. La notizia, prima di ogni altra emozione, va raccontata sempre, con tutte le difficoltà oggettive di chi anche lavorando quotidianamente insieme, si è trovato molto imbarazzato. Questo è fare il giornalista: raccontare le notizie cosi come sono. Senza pensare ad atti di coraggio o di scoop che non servono a nessuno. Anche per queste ragioni sarebbe il caso che tutti coloro che conoscono i fatti, l'inchiesta, le persone, aiutino gli inquirenti ad approfondire tutti i filoni ancora aperti e che devono portare all’unico obiettivo. La verità sulla morte di Anna. Ci sono però tanti perché a cui dare ancora delle risposte sensate.
Perché Anna telefonò a Gildo Claps per incontrarlo quel lunedi che poi fu trovata morta?
Perché in Questura si sapeva che il corpo di Elisa era nella Chiesa della Trinità già dal 2001 come dalla informativa dell’Ispettore Leone e non si fece nulla per trovarla prima del 2010 ?
Perché non vennero individuati e perseguiti quei colleghi di Anna che le facevano arrivare bigliettini di minacce e che la osteggiavano e umiliavano in Questura ?
Perché il magistrato dell'epoca si convinse ad archiviare troppo frettolosamente quel “suicidio atipico” proprio dopo le dichiarazioni di un sacerdote, don Pierluigi Vignola, che svelò anche, forse, false confessioni.
Perché alcuni colleghi di Anna, sono rimasti fin troppo omertosi in questi anni e non ci hanno aiutato a capire la verità ?
Perché l’ANSA diramò quel 12 marzo, alle ore 15.49, quel take in cui annunciava “Suicida dirigente Digos Questura di Potenza” prima ancora che venisse fatta l’autopsia e quali fonti della polizia ritenevano che quel gesto era legato alla crisi sentimentale o alla nostalgia per la lontananza dalle figlie ?
Perché dalla Questura di Potenza e dal ministero degli Interni in questi anni mai alcuna parola o iniziativa per approfondire i retroscena della morte del commissario Esposito ?
E’ assurdo anche, che il Capo della Polizia Pansa, arrivi in Basilicata per regalare a Matera diari ai ragazzi delle scuole e poi non si prenda la briga di far tappa anche a Potenza per chiedere lumi su quanto stanno raccontando gli organi di informazione e cercare di capire chi abbia potuto trafugare e strappare le pagine dei diari di Anna ?
Per questo tutti auspichiamo che la Procura, ripartendo non solo da quel confuso 12 marzo del 2001, possa ripercorrere i fatti e le vicende che erano accaduti mesi ed anni prima e ad anche quelli che si sono verificati stranamente dopo, per arrivare a scoprire la verità con responsabilità e senza ulteriori falsità. Dalle cronache, sappiamo che ci sono stati alcuni che hanno lavorato per non scoprire la verità. Ma che ci sono altri poliziotti e altri magistrati che lo stanno facendo.
Qui non si tratta di elemosinare Giustizia, ma solo di pretendere la Verità, per il bene di tutti, ma soprattutto per il rispetto che si deve ad una donna e a un Commissario di Polizia, umile servitrice dello Stato e soprattutto ai suoi familiari, alle sue figlie, che continuano a servire e credere nello Stato e nei suoi Valori”.

Gianluigi Laguardia
giornalista e amico di Anna

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