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venerdì 11 marzo 2016

Confartigianato: Occupazione, Crescita trainata dal Mezzogiorno (+1,6% dopo 3 anni di calo)

I dati mensili Istat sul mercato del lavoro a gennaio 2016 registrano nel Mezzogiorno tra le ripartizioni italiane, una crescita doppia della media nazionale con il +1,6% che segna il ritorno in positivo dopo tre anni consecutivi di calo dell’occupazione. E' quanto evidenzia Rosa Gentile vice presidente nazionale Confartigianato con delega al Mezzogiorno. Tra le 21 regioni e province autonome, ben 17 presentano una crescita degli occupati: al primo posto la Basilicata con il +3,5%, seguono l’Umbria e la Sardegna entrambe con il +3,1%, la Puglia con il +2,4%, la Sicilia con il +2,3% e la Liguria con il +2,1%. Il calo più accentuato si registra in Calabria con il -1,4%; permangono in territorio negativo il Veneto con il -0,7%, la Valle d’Aosta con il -0,5% e le Marche con il -0,1%. L’analisi per settore evidenzia che la crescita complessiva degli occupati dipende dalla dinamica positiva registrata nei Servizi: in tale comparto, dove si concentrano più di due terzi degli occupati (69,6%), si registra una crescita dell’1,1% (era +0,5% nel 2014) pari a 172.500 occupati in più. Stazionaria l’occupazione nel Manifatturiero. Persistono le criticità nelle Costruzioni con il -1,1%, pari a 15.800 occupati in meno, risultando comunque in rallentamento rispetto alla diminuzione del 4,4% registrata nel 2014; per il comparto si tratta del calo più contenuto degli ultimi sette anni di cui si dispone dei dati in serie storica. L’occupazione nelle imprese artigiane è pari a 2.823.775 addetti: ai 1.507.783 indipendenti (53,4%) si sommano i 1.315.992 dipendenti (46,6% del totale) interessati della riforma del modello contrattuale su cui è in atto il confronto tra le Confederazioni dell’artigianato e delle Pmi – Confartigianato Imprese, Cna, Casartigiani, Claai – e Cgil, Cisl e Uil. Un confronto – afferma Gentile -che deve partire dalla consapevolezza della profonda innovazione, dell’alta qualità produttiva e della capacità competitiva che oggi caratterizzano le imprese ‘a valore artigiano’ per offrire loro un sistema contrattuale capace di valorizzarne le potenzialità. I vertici dei Sindacati hanno condiviso la necessità di costruire una revisione del modello contrattuale attento all’evoluzione delle imprese artigiane, per offrire loro strumenti di contrattazione utili a valorizzarne la produttività e la capacità competitiva. I rappresentanti delle Confederazioni artigiane hanno posto ai Sindacati la necessità di costruire una saggia e coraggiosa revisione del modello contrattuale che si innesti sulle innovazioni già introdotte nel 2004 che definiscono due livelli, nazionale e territoriale, con pari cogenza, valorizzano la bilateralità e realizzano soluzioni di welfare su misura per il settore. A giudizio delle Confederazioni artigiane, la contrattazione nazionale - aggiunge Gentile - deve essere il livello di garanzia minima salariale e normativa, mentre il secondo livello territoriale deve saper leggere e tradurre le differenze reali nelle condizioni sociali, economiche e occupazionali del Paese. Inoltre, i leader delle sigle dell’artigianato si sono detti disponibili ad una drastica riduzione del numero dei contratti nell’artigianato che interessano oltre 1 milione di lavoratori, ma che dovranno poter essere applicati anche alle piccole imprese.

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