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domenica 19 gennaio 2014

CASO TERMODINAMICO: SI RIAPRE IL DIBATTITO.

Negli ultimi giorni due notizie ci obbligano a riprendere il dibattito sul “megaimpianto termodinamico” che si vuole realizzare su circa 230 ettari nel territorio di Banzi: il parere negativo della Sovrintendenza e la “nascita” della nuova Giunta Regionale. La prima ci consente di riaffermare con forza che prima di localizzare impianti di così grandi dimensioni è opportuno e necessario valutare le ripercussioni sul territorio sia da un punto di vista paesaggistico-ambientale che sociale ed economico. La seconda ci riconsegna l’interlocutore istituzionale più importante per dirimere la questione nell’interesse del Territorio e delle Comunità interessate. La prima sappiamo che condizionerà inevitabilmente le scelte da praticare in sede di ultima Conferenza di servizi; la seconda riteniamo che potrebbe consentirci di riaprire il dibattito. E’ questa la ragione per la quale, dopo aver “acceso i riflettori” sul progetto lo scorso ottobre in occasione di un’assemblea pubblica tenuta a Palazzo San Gervasio, abbiamo deciso di “ripuntare il faro” sull’argomento, con decisione del Consiglio Provinciale della Coldiretti di Potenza dello scorso 15 gennaio; non condizionati né da esternazioni di parte né da valutazioni tecniche del Progetto, ma spinti soltanto da quelli che sono gli interessi di una Comunità che ha messo al centro dei propri obiettivi di sviluppo il Territorio in tutte le sue declinazioni; un Territorio che ha voglia di scommettere sul ruolo fondamentale dell’agricoltura e dell’agroalimentare per lo sviluppo della Basilicata nel prossimo periodo di programmazione 2014/2020. E’ in tale contesto che vogliamo esplicitare meglio la posizione di Coldiretti: la produzione di energia dal sole, come dalle altre fonti rinnovabili è sicuramente una grande opportunità, ma deve avvenire nel rispetto di alcuni principi generali fondamentali: un ridotto consumo di suolo, il riutilizzo di aree già degradate da attività antropiche, come i siti industriali o contaminati ed una progettazione legata alle specificità dell’area e rispettosa delle vocazioni del Territorio. 
“Non possiamo condividere progetti così invasivi localizzati in zone agricole caratterizzate da produzioni agro-alimentari di qualità e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale; riteniamo che è necessario evitare che ulteriori “megaimpianti” possano compromettere o interferire negativamente con la valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, con la tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale”.

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