
VASTI MOVIMENTI FRANOSI INTERESSANO MOLTI TERRITORI DELLA NOSTRA REGIONE.
Si è passati infatti da 626.339,43 ettari del 1982 a 623.530,00 del 1990, a 537.515,85 del 2000 e infine a 519.127,33 del 2010, con una percentuale di variazione 1982/2010 del -17,1, 1990/2010 del -16,7, 2000/2010 del -3,4. Tutto questo, insieme ai veloci cambiamenti climatici in atto, stanno causando vasti movimenti franosi, molti di questi tuttora in atto, su molte aree del nostro territorio regionale. Di piccole frane e smottamenti è piena la Regione, di movimenti franosi eclatanti se ne parla sui media (es. quello di Montescaglioso), ma tanti altri sono sconosciuti ai più.
Ad esempio, in agro di Guardia Perticara, un movimento franoso imponente ha fatto emettere un’ordinanza di sgombero ad una famiglia di agricoltori, la quale ha dovuto anche trasferire gli animali in un’azienda confinante. Ad Armento, situazione analoga a carico di altra azienda agricola, che ha autodenunciato l’evento (che coinvolge circa cinquanta ettari di terreno) alle autorità competenti. A Gorgoglione si riscontrano difficoltà di accesso a molte aziende agricole, oltre che all’abitato stesso (interessate le strade provinciali che collegano Gorgoglione - Guardia – Corleto Perticara – Potenza, Gorgoglione-Aliano-Strada provinciale Saurina, Gorgoglione-Stigliano-Matera), raggiungibile solo attraverso una ripida stradina Comunale, anch’essa interessata da frane e non percorribile da mezzi di trasporto pesanti. Secondo il Presidente Regionale della Coldiretti di Basilicata Piergiorgio Quarto “E’ quanto mai urgente la istituzione di un tavolo interassessoriale che tratti innanzitutto delle soluzioni rapide per le situazioni di emergenza, abitative ed imprenditoriali, in atto. Bisogna parallelamente lavorare ad attuare ciò che viene detto nella relazione programmatica del Presidente Pittella a proposito di rischio idrogeologico, che condividiamo appieno. È una condivisione piena” conclude Quarto “perché la nostra organizzazione non da oggi sostiene, tra l’altro, che l’abbandono delle aree marginali è una concausa del dissesto idrogeologico e che bisogna riconoscere adeguatamente il ruolo economico, ambientale e sociale dell’attività agricola, che ha funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio”.

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