Tanti gli allevatori lucani all’iniziativa “Un giorno da allevatore”, svoltasi stamane a Bari, in Piazza del Ferrarese, guidati dal Presidente Regionale della Coldiretti di Basilicata nonché membro di Giunta Nazionale dell’Organizzazione Piergiorgio Quarto, dal Presidente Provinciale della Coldiretti di Potenza Teodoro Palermo, dal Direttore Regionale della Coldiretti di Basilicata Angelo Milo e dal Direttore Provinciale della Coldiretti di Potenza Franco Carbone. L’iniziativa, che ha portato in piazza più di mille allevatori pugliesi e lucani, è stata organizzata dalle rispettive federazioni Coldiretti, coadiuvate dalle Associazioni Allevatori Puglia e Basilicata.
A sostegno dell’iniziativa è stato lanciato su twitter l’hashtag #stoconchimunge. Il prezzo del latte alla stalla è diminuito nell’ultimo semestre del 19%, (si è passati da 44,5 cent /litro a 36,00 cent/litro) mentre il prezzo del latte fresco alta qualità al consumo, è stato per tutto il 2014 sostanzialmente stabile con addirittura un leggero aumento. Il 42% della produzione di latte resta nell’anonimato e non può fregiarsi della indicazione di origine italiana e solo una busta di latte UHT su quattro contiene latte italiano. Le aziende lucane hanno prodotto latte per 1.230.610 quintali nel 2013/2014, con un numero di allevamenti pari a 699 nello stesso periodo, con un decremento del 31% nel periodo 2007/2014. Nel 2007 erano in attività 1.007 aziende. “I nostri allevamenti versano in una grave situazione, dovuta non solo alla crisi, ma anche e soprattutto ad evidenti anomalie di mercato, ed i dati lo testimoniano” ha affermato Quarto. “Sono soprattutto i piccoli e medi allevamenti, molto diffusi nella nostra Regione, a risentirne; gli sforzi fatti sul fronte del benessere animale, la sicurezza e la qualità dei prodotti, hanno fatto lievitare in maniera consistente i costi di produzione. La scarsa valorizzazione delle produzioni locali e la mancanza dell’etichettatura di origine, assicurata solo per il latte fresco e di alta qualità, fanno sì che agli allevatori siano riconosciuti pochi centesimi rispetto al prezzo che il consumatore ritrova sugli scaffali della grande distribuzione, praticamente quadruplicato”.


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