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mercoledì 11 febbraio 2015

DONNE IN CAMPO-CIA CONTRO IL “CARO-CARNEVALE”

Contro il “caro-Carnevale” i consigli di Donne In Campo Cia, perchè non solo i costumi dei bambini sono a prezzi stellari ma aumenti record si hanno anche per frappe, castagnole, frittelle ed altre specialità locali. Da noi le chiacchiere, il più tipico dolce di Carnevale, sono vendute a 20 euro al kg, e altrove anche a 30 euro al kg. Anche se ciò non sembra scoraggiare più di tanto gli italiani che di questi dolci tipici, soprattutto nei giorni che vanno da giovedì a martedì grasso, ne consumeranno più di 22 mila tonnellate, per una spesa che supera i 130 milioni di euro. Per Matilde Iungano, Donne In Campo Cia, invece, se vengono fatte in casa il costo, sempre per un chilo, si può aggirare anche meno di 5 euro. Sono sufficienti 300 gr. di farina 00, quattro cucchiai di zucchero, un mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva e un bicchiero pieno di vino moscato. E la locuzione latina, “Semel in anno licet insanire”!, si addice alla perfezione. Si rischia, però, di impazzire per i rincari troppo onerosi. Molto meglio, quindi, il “fai da te”. Sicuramente si risparmia e di tanto. Ma questi dolci tipici del Carnevale è possibile gustarli soprattutto nelle tante feste popolari e contadine che si celebrano in questo periodo nei borghi e nelle contrade di moltissimi paesi. Prodotti che oltretutto occupano un posto di rilievo nelle tavole che si preparano ad allestire gli agriturismi che, anche in questo periodo, registrano un aumento nelle prenotazioni. Il carnevale è, d’altra parte, una festa che nasce proprio dalla tradizione contadina. Forti, infatti, erano le valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale. Si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, la quale, secondo le credenze popolari, dava vita ad un ciclo di stagione opulenta, feconda e fertile per la terra, assicurando ottimi raccolti. Svariate in tutte le regioni sono le specialità legate alla tradizione rurale e contadina per il Carnevale. Si va dalla “cicerchiata” dell’Abruzzo alle “chiacchiere” della Basilicata oltre ai nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo torta da sanguinaccio, taralli al naspro, zucchero caramellato; dalla “pignolata” in Sicilia e Calabria, agli “struffoli” in Campania, dalla “sfrappole” e lasagnette in Emilia Romagna ai “crostoli” del Friuli Veneria Giulia, dalla frappe e castagnole del Lazio alla “bugie” della Liguria e del Piemonte, dai “tortelli” della Lombardia ai “berlingozzi, ai “cenci” alle ciambelle della Toscana, dai “brugnolus” e “orillettas” della Sardegna ai “grostoi” del Trentino, ai ”galani” del Veneto.

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