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giovedì 12 febbraio 2015

“Attento quando scendi giù nei Sassi!”

Questa è un'espressione che spesso mi sono sentito ripetere quando ero più che bambino. All'epoca i Sassi erano forse nel periodo di maggiore degrado (o questa era la mia percezione) ed è stato purtroppo questo il mio “approccio ai Sassi”, per niente appagante. Col passare degli anni, però, le cose cambiarono, non solo in me ma anche negli stessi antichi rioni di tufo. Iniziarono infatti gli infiniti cantieri che li stanno lentamente riportando all'antico splendore, facendo di Matera una meta turistica internazionale, anche se moltissimo c'è ancora da fare e non solo nel tufo, ma anche e soprattutto in noi: il rispetto e il mantenimento di questo inestimabile patrimonio è solo e soltanto un nostro onere.  E assieme alle strade, ai vicoli, ai colori è cambiato anche il mio modo di “vedere”, di giudicare i Sassi. Parte di questo cambiamento è dovuto, oltre alle tante letture sugli usi e costumi di Matera, anche a mio padre che ci è nato e vissuto fino alla soglia dei trent'anni. Lui, attraverso il suo vissuto, mi ha fatto conoscere i rumori, le voci, gli umori di chi viveva in quelle case umide e fredde, ma lo ha fatto senza l'assillo della sofferenza quotidiana. Forse perché mio padre aveva una visione positiva della sua esistenza in quegli anni, forse perché non era uomo da lamentarsi dell'amaro destino, o forse semplicemente perché la vita nei Sassi non era solo fame e miseria, ma anche comunione, condivisione, famiglia e rispetto reciproco, valori che lentamente stanno cadendo nell'oblio, purtroppo. Assieme a questo affetto crescente per i vecchi Sassi, dove amo ancora oggi immaginare i secolari passaggi di uomini e animali, è cresciuto anche il mio piacere per la scrittura, una passione nata nell'adolescenza. E questi due percorsi affettivi non potevano che incontrarsi prima o poi nella mia vita. A darne manforte è stato l'essere incappato – fortunatamente - nel teatro in vernacolo materano, che mi ha dato la possibilità, oltre che di conoscere davvero il modo di parlare di mio padre e dei miei nonni - se pur in una veste artistica - anche di scrivere due storie che hanno mescolato la finzione del palcoscenico con la realtà dei Sassi. La prima commedia era ambientata nei giorni del 21 settembre '43 e la seconda nel periodo della rivoluzione culturale del '68. E da una trasposizione della prima commedia (Il vicinato) ho scritto il mio primo libro, Nel cuore dei Sassi (Altrimedia Edizioni). Non mi è bastato. Ho continuato a produrre kilobyte di storie, Il piacere per la scrittura è cresciuto e continua a crescere ogni giorno ed io assieme ad esso. Questa ineluttabile duplice passione, per la scrittura e per i Sassi, ma soprattutto Matera nella sua interezza, hanno continuato a essere lo sfondo delle mie storie. Ed è in questo meccanismo di crescita contestuale, uomo-scrittura, che è nata l'idea di Sedimenti, tre racconti noir ambientati ai giorni nostri, giorni in cui non si parla più di miseria, di famiglia, di vicinato, ma di i-phone, di veline, di finta politica e finto lavoro. Con queste brevi storie ho voluto un po' distaccarmi da quello che è l'immaginario di Matera come città troglodita, fatta di gente povera, ma anche dallo scenario cinematografico che sembra ormai essere diventato, più che unico, univoco: Matera ergo Gerusalemme. Senza nulla togliere alle scelte di registi di un certo calibro (uno su tutti Mel Gibson) che vedono nei Sassi l'ambientazione più conforme alle proprie esigenze cinematografiche, mi sento di asserire, senza ombra di dubbio, che Matera sa essere anche noir e sa esserlo in maniera egregia. 

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