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venerdì 6 marzo 2009


Dopo l’istituzione di un comitato di coordinamento permanente tra organizzazioni professionali agricole ed amministratori del Metapontino oggi a Scanzano Jonico la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori ha tenuto una nuova assemblea, in preparazione della manifestazione interregionale (con l’adesione di Campania, Calabria, Puglia e Mlise) che si si svolgerà il 7 marzo sempre a Scanzano Jonico con la partecipazione del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi.L’obiettivo dell’iniziativa è quello di rimettere al centro dell’Agenda Politica Regionale l’agricoltura del Metapontino con tutte le sue problematiche alla vigilia dell’avvio del PSR 2007-2013 e di rilanciare la “questione irrigua” nell’intero comprensorio del Sud.Ormai – è stato sostenuto nell’assemblea - è vera emergenza per l’agricoltura: un’impresa agricola su tre è a rischio (la “mortalità aziendale” e in media di 600 imprese agricole l’anno, 2mila negli ultimi anni . I motivi di questo possibile tracollo sono noti e dalla Cia più volte denunciati: costi produttivi sempre più pesanti; oneri contributivi e burocratici opprimenti; la proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali è ferma ancora al 31 marzo 2009; redditi falcidiati; prezzi sui campi in continua discesa; mancanza di finanziamenti per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali; un decreto sulle quote latte inaccettabile; scarsissima attenzione da parte del Governo; pochi e fragili sostegni pubblici; una politica di sviluppo che si allontana in maniera inesorabile; un’agguerrita competitività a livello internazionale."E’ necessario – ha detto il presidente regionale Donato Distefano - far comprendere che un Paese o una Regione - come la Basilicata - senza una valida agricoltura non ha un grande futuro. In altri Stati europei ed in altre realtà regionali dell’Italia, i problemi agricoli vengono affrontati in maniera certamente più incisiva. Ecco perché la protesta degli agricoltori lucani sarà ferma e determinata. Ci batteremo con energia affinché un grande patrimonio, quale è quello agricolo e rurale lucano, non vada disperso, non si indebolisca e frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l’intera economia e per la società lucana".

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