Consiglio Comunale del 10/11/2014
Sinistra Ecologia e Libertà tramite il nostro gruppo consiliare ha chiesto al Sindaco, il quale va sicuramente un ringraziamento per aver accolto tale esigenza, di convocare un Consiglio straordinario per portare alla discussione questo importante tema, che in questi giorni è oggetto di dibattito politico su scala nazionale. Bisogna sicuramente aggiungere a chi ama banalizzare, che tale posizione non è legata ad una mera battaglia ideologica, ma ad un ruolo che per al quanto scontato, risulta oggi difficile radicarsi, il famoso “interesse collettivo e la tutela del territorio”. In questi giorni dopo l’ approvazione definitiva del Decreto anche in Senato, molte sono le associazioni, movimenti, alcuni partiti anche di centro-destra, alcuni esponenti dello stesso Partito Democratico, che stanno organizzando sit-in, banchetti, incontri, manifestazioni, per dimostrare la propria contrarietà a tale provvedimento varato dal Governo. Allo stesso tempo, rammarica invece il fatto che ancora sono molte le amministrazioni locali lucane, a non aver provveduto come noi nell’ indizione di un Consiglio straordinario. Forse lo stanno per fare, mi auguro che non si chiudano in una ormai anacronistica concezione della politica feudale, del tipo: “mica ci si può mettere contro la Regione o il Presidente Pittella”. Questa nostra posizione, non è contro nessuno, anzi pretendiamo dal Presidente della Regione Basilicata:
- di farsi garante per il rispetto della Costituzione, ed in particolare del TITOLO V, in parole povere sarà il Ministero dell’Ambiente d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, così come già avviene per le “trivelle in mare”e non più la Regione Basilicata, a rilasciare le autorizzazioni per nuove attività petrolifere sul territorio lucano;
- di farsi garante per la tutela del territorio lucano, ed in particolare nel bloccare questa ormai mercificazione e concezione della Basilicata come Emmental dove i topini delle compagnie petrolifere, di buco in buco continuano ad arricchire solo le proprie casse, ed arrecare indubbiamente un continuo deturpamento di un territorio ricco di bellezze ambientali e naturalistiche;
- di farsi garante nel verificare negli attuali giacimenti petroliferi, un maggiore controllo estrattivo, ed un incremento a livello occupazionale per i tanti giovani lucani.
- di farsi garante di una più funzionale idea di Basilicata.
Il cosiddetto “sblocca Italia”, che giustamente molti, come comitati, associazioni, tanti cittadini ormai chiamano il «rovina Italia», proprio perché calpesta e riduce tanti valori costituzionali a carta stracci, e la scelta del governo di aver posto l’ennesimo voto di fiducia per l’approvazione del decreto in questione ne è una dimostrazione. Soprattutto l’art. 38, infatti le disposizioni in esso contenute, consentono di applicare le procedure semplificate e accelerare sulle infrastrutture strategiche. Questo è quello che ci sta offrendo il Governo Renzi, da rivoluzionario della modernità a conservatore di idee accentratorie e feudali che precostituiscono indubbiamente un vecchio sistema nel concepimento della politica. Non si può pensare che il patrimonio ambientale e paesaggistico, che è garantito e costituzionalmente protetto dall’articolo 9 della Costituzione, lo si metta a disposizione di altre utilità, le cosiddette lobby del profitto. Alla famosa Leopolda organizzata dai “Renziani” del Partito Democratico ci sono stati due tavoli: un tavolo sulla green economy e un tavolo sull’ambiente. Allora, non possiamo evidentemente che prendere per buona l’idea di green economy che emerge da questo decreto. Si pensa ancora una volta di improntare ed indirizzare lo sviluppo del nostro Paese sempre sulle stesse cose: sull’asfalto, sul cemento, adesso si è aggiunto il petrolio. Non si può pensare alla realizzazione di nuove opere e non tenere conto del potenziamento e la garanzia di servizi ormai antiquati e fatiscenti. Cosa prevede in concreto il decreto “sblocca Italia” in materia di trivelle nella nostra Regione? Nella logica della ormai consolidata politica illuminante dei palazzi regionali, riassumibile in “io ti do il petrolio e tu mi dai i soldi”, sul piatto della bilancia vi sono solo promesse di opere infrastrutturali, finanziabili da un fondo unico presso il Ministero dello Sviluppo Economico ed un programma futuro da redigere ed approvare a seguito di intese con tutti i presidenti delle regioni interessate (ex memorandum). I fondi derivano dal trasferimento dell’ IRAP pagata dalle compagnie petrolifere, pari al 10% (dal 7%, passerebbe al 10% con un incremento del 3%). Fondo che dovrebbe finanziare anche l’ex card carburante.
Addio anche alla card carburanti, una card che perderebbe la definizione di “bonus idrocarburi” ed assumerebbe valenza di “contentino” per la “coesione sociale” nei territori dove si estraggono idrocarburi. Insomma una sorta di “tanica” di benzina regalata ai poveri della Basilicata per un solo triennio che, secondo Renzi and company, sarebbe una sorta di regalo alla Basilicata, sacrificata in nome dell’interesse strategico nazionale della SEN (Strategia Energetica Nazionale). In quanto al cosiddetto “patto di stabilità” ovvero i fondi da “sbloccare” derivanti dalle royalties per comuni “petrolizzati” e per la Regione, riguarderebbe solo la Regione e non i comuni. Sarebbe possibile “derogare” il patto di stabilità solo per tre anni (2015-2016, 2017) e nei “limiti di prodotto relative alle produzioni incrementali rispetto all’anno corrente e realizzate negli anni 2014, 2015 e 2016″. In parole povere “briciole” nel piatto di lenticchie del petrolio lucano. Sempre che il governo non decida di impugnare anche la legge regionale in materia di patto di stabilità. Un fatto è certo, è iniziato un nuovo attacco all’ambiente, al territorio ed alla salute delle comunità della Basilicata che nei prossimi mesi vedranno “sbloccati” altri permessi di ricerca, oltre al raddoppio delle estrazioni nelle aree delle concessioni, ivi compresi gli stoccaggi del gas. Tra questi anche un permesso di ricerca nel territorio tra San Mauro Forte e Oliveto Lucano. Per queste ragioni chiedo di votare questo atto di indirizzo, volto ad impegnare il Presidente della Regione Basilicata ad impugnare l'art.38 del D.L. 133/2014 presso la Corte Costituzionale.
L’Assessore
Salvatore SAVINO

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