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martedì 11 novembre 2014

DISSESTO SUOLO: DISTEFANO (ANBI-CIA), AFFIANCARE PIANO GOVERNO CON AGRICOLTORI-MANUTENTORI

“Il nuovo piano del Governo contro il dissesto del suolo per essere efficace va affiancato dal riconoscimento del ruolo di agricoltori-manutentori del territorio e quindi non solo della propria azienda”. E’ quanto sostiene Donato Distefano, vice Presidente Nazionale ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche Impianti Irrigui) e direttore Cia Basilicata che è intervenuto oggi a Roma ai lavori degli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico. “Dai dati ANBI – ha aggiunto - ogni miliardo di euro investito nella difesa del suolo produce 23mila posti di lavoro. Il piano proposto dall’Anbi già da qualche anno contiene 2.519 interventi per una spesa complessiva di 5 miliardi 723 milioni di euro, di cui in Basilicata 27 interventi per 105 milioni 766 mila euro. L’annuncio del sottosegretario Delrio agli Stati Generali di mettere a disposizione 9 miliardi di euro, in attesa di verificarne la tempistica e i settori di intervento (non tutti agricoli), è un fatto sicuramente positivo, se non vogliamo comunque spendere dieci volte di più nel giro di un triennio solo in termini di danni provocati al territorio e alle attività produttive, per lo più agricole, ed occupazionali. Da nostri dati è stato calcolato che in 40 anni, dal 1950 al 1990, si sono persi 8,5 milioni di ettari di suolo (un consumo medio annuo di 213.349 ettari); nei quindici anni successivi, dal 1990 al 2005 sono stati persi ulteriori 3,6 milioni di ettari (un consumo medio annuo di 244.202 ettari). Pertanto, le azioni più urgenti da effettuare sono: sistemazioni idrauliche, regimazione di fossi e corsi d’acqua minori; rifacimento e ammodernamento delle reti di bonifica; realizzazione, adeguamento e rifacimento briglie ed altre opere di bonifica; realizzazione nuovi impianti idrovori; consolidamenti arginali, stabilizzazioni degli alvei e delle sponde. Nell’accordo programma tra ministero all’Ambiente e Regioni -ricorda- sono previsti Programmi di ambito Integrato con la mappatura dei bacini idrografici che specie nel Materano dove scorrono cinque corsi d’acqua rappresentano un rischio sempre vivo. Il programma di pulizia e sistemazione idraulico-forestale dei bacini fluviali è pertanto una necessità se non vogliamo assistere supinamente al ripetersi delle alluvioni”. Per Distefano altre priorità indicate da tempo dalla Cia sono: l’attivazione dei “contratti di fiume e di foce”; l’impiego immediato di una quota del fondo dell’Accordo di programma ministero-Ambiente-Regione Basilicata per interventi nei “punti più critici” per prevenire ulteriori fenomeni metereologici eccezionali della stagione invernale. Si percorra dunque la via della pulizia e dello scavo dei grandi e piccoli canali sui quali non si fa più manutenzione da 30/50 anni. Devono essere puliti gli alvei e dove necessario le sponde dagli alberi e dalla vegetazione che crea ostruzione e pericolo in caso di piena. Occorre porre immediato riparo e lavorare in tempi veloci -conclude Distefano- per costruire un sistema ambientale realmente sostenibile, valorizzando il ruolo primario dell’agricoltura quale volàno di riequilibrio territoriale, per una oculata valorizzazione del paesaggio agrario anche ai fini del turismo rurale”.

SCHEDA
I ‘contratti di fiume’, sperimentati positivamente in alcune regioni italiane, tra le quali l’Umbria, la Lombardia, il Veneto, la Toscana si configurano come strumenti di programmazione negoziata interrelati a processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali.
L’aggettivo ‘strategico’ sta ad indicare un percorso di co-pianificazione in cui la metodologia ed il percorso stesso sono condivisi in itinere con tutti gli attori che sono l’Autorità di bacino, i Consorzi di bonifica, l’Eipli, i Dipartimenti della Regione, le Province, i Comuni. Tali processi sono, infatti, finalizzati alla realizzazione di scenari di sviluppo durevole dei bacini elaborati in modo partecipato, affinché siano ampiamente condivisi”.
Il “contratto di fiume” è, quindi, la sottoscrizione di un accordo che permette di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo prioritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale.
Gli elementi che entrano in gioco in questo accordo sono:
- una comunità (Comuni, Province, Ato, Regione, Associazioni, organizzazioni professionali agricole, imprese, cittadini, ecc.);
- un territorio (suoli, acque, insediamenti, aria, ecc.);
- un insieme di politiche e di progetti a diverse scale/livelli.
Questi elementi, da sempre in relazione tra loro, devono quindi essere orientati verso obiettivi condivisi di riqualificazione attraverso adeguati processi partecipativi.
La caratteristica innovativa di tali processi è la scelta di andare nella direzione della sussidiarietà orizzontale: la differenziazione dei sistemi territoriali richiede un sistema di governance flessibile, in grado di comporre a livello locale i conflitti e gli interessi mediante processi negoziali aderenti alle vocazioni territoriali e capaci di fare sistema facendo dialogare i diversi strumenti di programmazione degli interventi socio-economici con quelli della pianificazione territoriale.

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