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venerdì 13 giugno 2014

L’energia va “rubata” alla natura e non “estorta” al sottosuolo

La politica energetica del governo, purtroppo, non cambia di una virgola. Sia se è Romano Prodi a governare, sia se è Silvio Berlusconi e sia se sono i loro alter Ego, Mario Monti e Matteo Renzi. È una politica energetica di sudditanza agli interessi delle multinazionali del petrolio, con l’aggravante che questo governo pensa anche di far cassa non con riforme strutturali del “Sistema Italia”, ma devastando il Paese, le sue acque, la sua aria e i suoi suoli al solo scopo di ottenere un incremento di tasse dall’Eni, dalla Shell o dalla Total in cambio della libertà di trivellare. 30Miliardi di entrate di tasse nei prossimi 20 anni solo dall’attività estrattiva della Basilicata, secondo le stime ministeriali che non trovano conferme da nessuno delle società, Aspo in testa, che si cimentano sulle valutazioni delle riserve minerarie effettive del sottosuolo italiano. È petrolio scadente, non ha più di dieci anni di riserva estrattiva, ha costi enormi di estrazione sopperiti dalla libertà lasciata alle multinazionali di fare un po’ come gli pare e non porterà nulla, ammesso che lo tiriamo tutto via, in termini di risparmio del bilancio corrente dell’Italia, proprio perché stiamo parlando non di un giacimento, ma di una pozzanghera di petrolio. Attualmente, l’80% del petrolio estratto in Italia proviene dalla Basilicata, che soddisfa, però, non più del 6% del fabbisogno nazionale e per un tempo che non supererà, appunto, i 10 anni di riserva mineraria.
InAmerica, patria del capitalismo fine a se stesso, per esattezza nell’Illinois, hanno già 99 città energeticamente free fossili. Lo stesso Obama è riuscito negli ultimi mesi a produrre, da gennaio ad aprile, su tutto il territorio nazionale, un incremento dell’energia elettrica ricorrendo solamente allo 0,02% di utilizzo del petrolio. In Olanda, patria della multinazionale mineraria Shell, si pensa addirittura di accumulare l’energia prodotta dalle pale eoliche per utilizzarla per far muovere i treni senza pesare sulla bilancia energetica nazionale. In Italia, ci prendiamo invece il lusso di buttare a marel’eccedenza di energia rinnovabile prodotta durante il giorno perché finora non è stata possibile immagazzinarne neanche un kwh, e questo, non per incapacità tecnologica, ma per non disturbare i guadagni dell’Eni e le consulenze di Chicco Testa. Nonconosco il sole e il vento dell’Illinois, so qualcosa del clima dell’Olanda, ma in Italia il cielo è perfetto per promuovere il Paese del mandolino, della mafia e degli spaghetti come il Paese della valle della biosfera e di una vera rivoluzione sociale ed economica, se solo la smettessero di puntare a modelli economici inquinanti e fallimentari che nei 30 anni di applicazione in Italia, non hanno arrestato l’emigrazione né hanno dato energie, è il caso di dire, al Pil della Basilicata, né ne darà di energie, si mettano l’anima in pace Prodi, Guidi e Marcegaglia, al governo delle fanfaronate di Renzi.
Al ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, gliel’ho ribadito sia in audizione in Senato e sia nella sua visita agli “indigeni” della Basilicata fatta di recente per sostenere la giunta di Marcello Pittella che è in evidente difficoltà di programmi e di idee: se è vero che vuole dare grande attenzione allo sviluppo sostenibile, sostenendo la green economy e tecnologie no carbon, forse è il caso che governo e Regioni, Basilicata in testa, la smettano con la politica del tutto, maledetto e subito tipica delle società che spingono sullo sfruttamento del fossile. Quello cheè stato estratto finora in Basilicata basta e avanza e quello che c’è ancora da estrarre nella terraferma e nei mari italiani sarebbe serio e lungimirante per il governo non estrarlo e considerarlo come riserva strategica. Mentre sarebbe forse l’ora di sostenere fortemente e realmente le politiche energetiche verdi dell’unione europea, come incipit di iniziativa economica, per portare le nazioni europee, entro il 2050, al 50% di energia “rubata” alla natura anziché “estorta” al sottosuolo. Lasciando la miseria di una politica di elemosina delle royalties petrolifere, a chi, come il neo governatore lucano, Marcello Pittella, ha un’idea fossile ed esigua del fare politica. Proprio come gli inconsistenti fondi della bonus card (circa 200 milioni di euro) che cerca insistentemente che il ministro Guidi gli liberi: l’apparato clientelare gli sta presentando il conto.

Vito Petrocelli
portavoce M5S al Senato della Repubblica

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