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giovedì 12 giugno 2014

Il cha-cha-cha

Apprendere dalla stampa di un “soccorso” che il presidente Pittella ed il suo fido Polese sarebbero in intenzione di fornire al neo-eletto sindaco di Potenza De Luca, alle prese con un operazione ai limiti di praticabilità politica nella composizione di una maggioranza – una qualsiasi parrebbe a questo punto – per rendere effettiva la sua elezione, non stupisce, ma indigna. Quale sia infatti il portato politico di un simile atto, fornire un sostegno in consiglio non concertato con il partito al quale costoro pur appartengono, seppur amabilmente seguendo un frenetico passo di cha-cha-cha che ora li pone fuori, ora li pone dentro, a seconda della scansione di un tempo-spazio che in politica è ormai legato più alla convenienza personale che all’opportunità politica che si riconosce solo nell’agire collettivo, non è difficile comprenderlo e lungi dall’essere extrema ratio per la salvezza di una città mortificata dalle piccole e grandi filiere di interessi, pare volere solo spostare l’asse di influenza e portare un nuovo dominus in un supposto terreno di conquista da strappare alla residua influenza dei vecchi e perdenti infeudamenti. Ora che le colpe di quanto accaduto vadano ben oltre il periodo strettamente elettorale e coincidano in buona parte proprio con i principale attori di una debacle che ha dell’incredibile – e ripetere i nomi che tutti conoscono appare inutile nella tendenza a voler scaricare sulla sola segreteria potentina il fulmine della sconfitta - il punto che ora si pone è quanto sia legittimo che un presidente di regione intervenga in una materia di competenza di quella stessa segreteria cittadina, allargata all’assemblea degli iscritti e semmai del segretario regionale del partito, piuttosto che occupare il suo prezioso tempo nella cura dei gravi problemi regionali, a cominciare dalle mire nazionali sugli idrocarburi. L’assetto consiliare sia del centrosinistra che del pd nella delicatissima questione della costruzione del quadro di una maggioranza che da perdenti non tocca affatto a loro costruire, in sintesi, non è affare di competenza di altri che delle relative strutture democratiche locali, ed ogni tentativo di determinare dei comportamenti di queste in un senso o nell’altro sono del tutto fuori luogo, irrispettosi, irrituali, al limite della stessa democrazia, fautrici di confusione ed in sostanza di assetti largo-intesisti che non aiutano affatto a dipanare i nodi che essenzialmente sono riassumibili in una domanda: fatta salvo il rispetto per de luca, può il centrosinistra appoggiare una maggioranza costituita anche da Fratelli d’Italia ed il suo carico politico che, se poco conosciamo localmente, è invece ben chiaro a livello nazionale?
Al cittadino che osserva non dovrebbe infatti sfuggire che non è il solo sindaco a rappresentare giunta e maggioranza, quanto ad essere costui sintesi di una volontà politica – ripeto politica – che si applica poi all’amministrazione di una città, giacchè l’amministrazione stessa privata della politica diviene una semplice gestione che tanto varrebbe affidare ad un amministratore di condominio o ad un manager, necessitando la politica ed i partiti per determinarsi indirizzi politici che son poi leggibili principalmente nella qualità e quantità di interventi di bilancio su una partita piuttosto che su un’altra. E così appoggiare De Luca per costruire una maggioranza significa appoggiare eterogenee coalizioni dove alcune forze dichiaratamente perseguono obiettivi differenti nel proprio genoma da qualsiasi atto politico che anche un generico pensiero centro-progressista rifiuterebbe, ponendosi, in caso contrario, seri problemi di appiattimento proprio del pensiero politico su schemi del tutto alieni alla cultura stessa di una città che nel voto di domenica non ha dichiarato affatto di essere di destra, piuttosto di non voler più quel centrosinistra dei clan e delle filiere e di non volerlo fino al punto di sabotare il voto. Ci pensino bene allora i soccorritori a non dare spazi di praticabilità a soluzioni che non prevedano lo scarico di atteggiamenti e pensieri politici che nella notte del ballottaggio hanno trovato sfogo in cori e saluti d’altri tempi e che non appartengono affatto alla cultura democratica della città.

Miko Somma

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