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martedì 6 agosto 2013

Itrec di Rotondella: uranio che va, uranio che viene ed i "segreti di Stato"

L'Itrec di Rotondella, il viceministro Bubbico: e il materiale radioattivo
Ad una settimana esatta dal trasporto di materiale radioattivo del 29 luglio scorso, siamo tornati al centro Itrec-Enea di Rotondella. Un carico di derivati dell'uranio era partito nottetempo dal centro Enea di Rotondella, 2500 anime in provincia di Matera, per essere consegnato all'aeroporto militare di Gioia del Colle alle prime luci dell'alba. Questa volta ci è stato consentito di visitare il sito e, in un clima di collaborazione cordiale nel rispetto delle funzioni e delle esigenze di ciascuno, approfondire alcune questioni di sicuro interesse pubblico. Già il 29 luglio, subito dopo il trasporto, avevamo chiesto di parlare con gli “attori” principali della misteriosa vicenda. Il comandante dell'aeroporto non era in sede o, comunque, non ci ha ricevuto dopo un'attesa di quasi 3 ore. Il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, lucano di Montescaglioso, non rispondeva alle domande più volte poste alla sua segreteria. Il responsabile dell'Itrec ci indirizzò al responsabile dell'ufficio stampa della Sogin S.p.A. (società a partecipazione statale che ha in carico la gestione e la bonifica di tutto quanto è nucleare in Italia), il quale rispose di non sapere nulla del trasporto.
Questa volta ci è andata meglio, il Dr. Edoardo Petagna, l'Ing. Salvatore Bruno e, alternandosi, altri dirigenti e funzionari che lavorano nel centro Enea di Rotondella hanno potuto riceverci dedicandoci una intera giornata del loro tempo. “Potuto” e non “voluto”, poiché come ci hanno spiegato, il giorno del trasporto e sino all'arrivo del carico alla destinazione finale, erano sottoposti al vincolo del segreto di Stato. Tra l'11 ed il 15 marzo scorso, dal deposito Avogadro di Saluggia (Vc), è stato trasportato combustibile nucleare irraggiato alla volta della centrale nucleare di La Hague (Francia). Quel trasporto non era coperto da segreto di Stato. La popolazione e gli organismi di tutela e protezione civile erano allertati da giorni e sul sito dell'Agenzia di tutela dell'ambiente piemontese (Arpa Piemonte) è possibile leggere un dettagliato rapporto. Nel caso Lucano, invece, è stato trasportato biossido di uranio arricchito al 91%, poco più di un chilo. Occupava lo spazio di un grosso barattolo di birra, inserito in un guscio protettivo tipo matrioska, intabardato con tiranti ad una base quadrata. Il tutto fissato al centro del cassone di un grosso autotreno che, dalle immagini, appare pressoché vuoto.
Il biossido di uranio può essere maneggiato anche con le mani e le sue emissioni, per intensità, non sono paragonabili a quelle del combustibile irraggiato. Perché il segreto di Stato? Perché un carico molto più pericoloso e consistente (si parla di vagoni rispetto ad un tir semivuoto) viene “esposto” alla mercé di ogni possibile catastrofica previsione (incidenti, attentati, sabotaggi) e la nostra lattina di birra è un segreto di Stato?
Viene da pensare che il “segreto” non serva per garantire sicurezza e security al trasporto ma per l'imbarazzo di dover spiegare come, quando e perché il biossido di uranio arricchito è arrivato in Italia. Domande per la cui risposta già altri hanno lavorato ed alcuni, oggi, non ci sono più.
Circa, invece, le altre domande a cui Filippo Bubbico comunque non risponde, cioè quelle relative alla sicurezza dell'impianto Itrec, la visita di ieri è stata davvero esaustiva. Una struttura in cui l'ordine, l'organizzazione e dotazioni tecniche all'avanguardia assicurano mantenimento e controlli iper-sicuri. Fra tutti gli aspetti, quello più tranquillizzante è che tutti i dirigenti vivono con le loro famiglie nella zona e, poiché non sono né folli né incoscienti, ci permettiamo di considerarli un fattore di valutazione molto più significativo delle api.

Una contaminazione ambientale non rilevata è impossibile.
di Nicola Piccenna

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