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mercoledì 9 aprile 2014

Associazione allevatori, dipendenti senza stipendio da nove mesi.

Proclamato lo stato di agitazione, sindacati pronti allo sciopero. Senza rilancio si rischia la paralisi di tutto il settore zootecnico lucano È in arrivo un nuovo pesante dossier sulla scrivania del governatore Pittella. Si tratta della vertenza che riguarda circa 40 dipendenti dell'associazione regionale allevatori, senza stipendio ormai da nove mesi. Ieri a Potenza si è tenuta un'assemblea promossa dai sindacati di categoria Fai Flai Uila per mettere a punto la campagna di mobilitazione. Al termine dell'incontro i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, ma non si esclude il ricorso allo sciopero per sbloccare una vertenza che, come altre nel settore agricolo, si trascina da anni senza un barlume di soluzione. Chiesta anche la convocazione di un incontro con il presidente della giunta regionale Marcello Pittella. Tra i lavoratori, intanto, il malumore ha raggiunto il livello di guardia, mentre la situazione economica delle famiglie si fa sempre più pesante. A nulla sono valsi nei mesi scorsi gli appelli rivolti alla giunta regionale affinché si affrontasse in modo risolutivo la crisi finanziaria in cui versa l'associazione regionale allevatori. L'unificazione delle due associazioni provinciali non ha al momento prodotto i risultati sperati, tant'è che la coda degli stipendi arretrati si è allungata a dismisura. Il rischio paventato dai sindacati è che alla lunga tutto il settore zootecnico regionale – che conta circa 128 mila capi di bestiame e quasi 500 aziende impegnate nella filiera del biologico e delle produzioni certificate – finisca per essere risucchiato dalla crisi finanziaria dell'ente. “La crisi dell'associazione allevatori – spiegano i segretari di Fai Flai Uila, Antonio Lapadula, Vincenzo Esposito e Gerardo Nardiello – è il risultato di scelte politiche, anche nazionali, che, invece di tagliare gli sprechi e le inefficienze, hanno colpito un settore che assiste e aiuta le aziende zootecniche a migliorare la qualità delle produzioni e ad assicurare che ciò che arriva sulle tavole delle famiglie sia salubre attraverso una rete di controlli capillari. Se si fermano le associazioni allevatori – continuano i tre dirigenti sindacali – si blocca tutta la filiera zootecnica e lattiero-casearia e si rischia di compromettere quanto di buono è stato fatto in questi anni sul fronte della qualità, della tracciabilità e della certificazione delle produzioni. Se la sicurezza alimentare è un valore non negoziabile – concludono – il rilancio delle associazioni allevatori deve diventare una priorità”.

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