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domenica 14 luglio 2013

IL CAMBIAMENTO NECESSARIO TRA NUOVISMO E CONSERVAZIONE

di Felice Tauro Segretario Regionale GD Basilicata

In questi giorni si sta alimentando, in maniera più o meno alternata, un dibattito particolarmente interessante per chiunque ama il gossip che fisiologicamente precede le decisioni importanti, soprattutto quando a prenderle deve essere la politica. E’ evidente, e fisiologico anche in questo caso, che in situazioni di questo tipo in molti provano a sgomitare per cercare o per mantenere il proprio posto al sole, in un miscuglio di nuovismo esasperato e autoconservazione che si alimentano a vicenda e che insieme favoriscono ulteriormente la già forte confusione. Per queste ed altre di ragioni, risulta banale constatare che con il passare del tempo, in un clima di forte sfiducia da parte dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, diverrà sempre più difficile “sbrogliare la matassa” e riuscire ad individuare le soluzioni più giuste per ricostituire le basi minime per il rilancio della Basilicata. Il PD lucano, tutto il suo gruppo dirigente, nessuno escluso, ha il compito e la responsabilità di farsi carico di tale rilancio.
Bisogna rimettere al centro la politica. 
Va completamente ridefinito il rapporto tra politica e società, a tutti i livelli. Bisogna rivedere le modalità con cui vengono spese le risorse, soprattutto quelle rinvenienti dalle royalties, a livello regionale ma anche a livello comunale. Ancor prima che parlare di giovani e della disoccupazione giovanile, bisogna definire con coraggio, un progetto per la Basilicata che abbia un respiro sicuramente più lungo di quello pensato ormai diversi anni fa e che oggi sta palesando prepotentemente le sue criticità. Non possiamo chiedere ad una generazione di scommettere su un territorio che immagina di poter vivere alla giornata, senza una prospettiva chiara e definita, in un mondo in cui la competitività si costruisce soprattutto sulla chiarezza degli obiettivi di medio lungo termine. Qualche settimana fa abbiamo presentato il documento IO CI STO, sottoscritto da più di mille giovani, in cui provavamo a tracciare un quadro di un progetto possibile per la nostra regione, a dare delle risposte alle criticità evidenziate prima. Probabilmente il senso dell’iniziativa non è passato fino in fondo. Sicuramente avevamo sottovalutato il fatto che in momenti come questi, si cattura più facilmente l’attenzione dell’opinione pubblica reclamando le pur giuste primarie o comunque caratterizzandosi su messaggi spot piuttosto che su messaggi chiari ma elaborati. Oggi ci rendiamo conto che bisogna perseverare rispetto alle battaglie che si fondano sul merito come quella avviata con la campagna IO CI STO, e nei prossimi giorni lo faremo con iniziative in tutta la Basilicata, ma non basta più. Siamo ad un punto in cui un progetto, a prescindere dalla sua bontà, rischia di infrangersi contro un muro se non è complessivamente in grado di ricostruire un più sereno rapporto tra cittadini ed istituzioni. Non possiamo permetterci che il vincitore della prossima tornata elettorale regionale sia l’astensionismo. Sarebbe un duro colpo per le istituzioni e per la democrazia rappresentativa, visti i piccoli numeri della Basilicata e le sue dinamiche sociali, caratterizzate dalla pervasività della politica. Il PD di Basilicata non può perseverare nella ricerca di equilibri intorno ai destini dei suoi singoli dirigenti, deve fare uno scatto di reni. Siamo vicini ad un punto di non ritorno. Se alle prossime elezioni non riusciremo ad entusiasmare ed a portare a votare quei giovani che alla politica non chiedono favori o assistenza ma opportunità, sicuramente non potremo pretendere o dare per scontato quello che è il vero motore di rinascita di ogni terra ovvero il loro attaccamento e la loro voglia di dare un contributo. Non possiamo permettercelo. C’è assoluto bisogno di quella discontinuità che non serve semplicemente per rinnegare il passato ed i suoi protagonisti ma, soprattutto in questa fase, serve per porre le basi per la costruzione del futuro. Tale discontinuità la si costruisce mettendo in campo un progetto coraggioso ma anche, se non soprattutto, attraverso un radicale ricambio della classe dirigente. Non si tratta né di uno scontro tra generazioni, né di un calcolo elettoralistico ma di una visione più alta che mira a recuperare il forte debito di credibilità che la politica ha accumulato negli anni. E’ evidente, quindi, che c’è la necessità che tutti facciano un passo indietro per farne fare qualcuno in avanti alla nostra regione. Siamo tuttavia consapevoli che spesso, a tutti i livelli, ci troviamo di fronte ad una classe dirigente non proprio altruista e lungimirante. Di certo, nonostante non abbiamo a disposizione i mezzi di chi ha un radicamento più che ventennale, non lasceremo che le nostre idee rimangano inascoltate come pure molte volte è successo. Sicuramente, nel bene o nel male ed indipendentemente dai risultati che otterremo, non saremo più spettatori!!!

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