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mercoledì 10 luglio 2013

Ex Daramic, addio definitivo alla reindustrializzazione?

Tutto da rifare dopo il fallimento della Sistema che aveva rilevato lo stabilimento della multinazionale americana nel 2010. Del progetto da oltre 30 milioni di euro neanche l'ombra. Intanto il curatore fallimentare avvia la procedura di mobilità per 18 dipendenti. Mobilità agli sgoccioli per i reduci della Daramic. Troiano (Fim Cisl) attacca la Regione: “Scouting fallimentare”

Torna prepotentemente di attualità la vicenda della mancata reindustrializzazione del sito ex Daramic di Tito Scalo. Il curatore fallimentare della società Sistema, del gruppo Step One, dichiarata fallita lo scorso 25 marzo dal tribunale di Milano, ha infatti inviato nei giorni scorsi le lettere di licenziamento ai 18 dipendenti dell'azienda dopo che il ministero del Lavoro aveva rigettato l'istanza per l'accesso alla cassa integrazione straordinaria. Lo rende noto il dirigente della Fim Cisl Basilicata, Salvatore Troiano, che ha chiesto la convocazione immediata di un tavolo negoziale al ministero del Lavoro. La messa in mobilità dei lavoratori è legata alla scadenza del periodo di esercizio provvisorio concesso dal tribunale di Milano per consentire la consegna di alcune commesse di carpenteria metallica alla Ansaldo Breda. Lo stesso curatore ha provveduto nelle scorse settimane a saldare le mensilità di marzo, aprile e maggio. Finisce così la breve e travagliata esperienza lucana della Sistema e della controllante Step One, e con loro naufraga un altro progetto di reindustrializzazione, in verità mai decollato. “La storia si ripete uguale a sé stessa”, commenta Troiano, che addebita alla Regione “l'ennesima reindustrializzazione fallita”. “La riconversione industriale della ex Daramic è finita come doveva finire alla luce della sostanziale inconsistenza del progetto e della fin troppo chiara debolezza del soggetto imprenditoriale candidato a rilevare lo stabilimento di Tito. Il fatto che pressoché tutti i progetti di reindustrializzazione approvati in questi anni siano fermi dimostrano che lo scouting di nuovi imprenditori messo in atto dalla task force regionale è stato un completo fallimento”. La vertenza ex Daramic inizia a fine 2008 con l'occupazione dello stabilimento a seguito della decisione della multinazionale americana di chiudere il sito di Tito – nonostante fosse in attivo – e traferire la produzione di separatori per batterie in altri stabilimenti del gruppo. I 131 dipendenti furono messi in cassa integrazione straordinaria per due anni. L'accordo prevedeva inoltre un indennizzo economico di circa 40 mila euro per ogni lavoratore e la possibilità di scegliere la mobilità volontaria.
A seguito della singolare auto-denuncia del 2005, circa lo sversamento di sostanze inquinanti nel terreno e nella falda acquifera, Daramic si era impegnata a realizzare la bonifica del sito per un costo complessivo di 7 milioni di euro, bonifica mai avvenuta a seguito della chiusura dello stabilimento. Nel 2010 la società Sistema Srl, controllata dalla Step One, si aggiudica il bando per la reindustrializzazione dello stabilimento ex Daramic. L'azienda, che avrebbe dovuto produrre componenti per la termovalorizzazione dei rifiuti, presenta un progetto di riconversione industriale che prevede investimenti per oltre 30 milioni di euro e 95 occupati a regime. Il progetto non sarà mai realizzato e l'impianto sarà utilizzato per la produzione di carpenteria metallica per la Ansaldo Breda. A febbraio di quest'anno muore in un tragico incidente stradale l'amministratore unico Davide Longa e il 25 marzo l'epilogo con la dichiarazione di fallimento. Attualmente i reduci ex Daramic ancora in mobilità sono una ottantina e per alucni di loro si avvicina la scadenza dell'ammortizzatore sociale.

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