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mercoledì 11 settembre 2013

QUANDO LA BUROCRAZIA VA CONTRO IL SISTEMA

«Se i registri delle patologie sono incompleti o volutamente parziali e se le indagini epidemiologiche non vengono attuate e soprattutto non sono retrospettive nei territori a forte inquinamento ambientale, abbiamo dovuto inventarci una strada alternativa e insolita per cercare di capire di cosa si ammalano i lucani e i campani. Insieme al chirurgo oncologo, Vincenzo Petrosino, abbiamo pensato, pertanto, di procedere all’inverso, chiedendo alle Aziende sanitarie locali della Basilicata e della Campania, non le percentuali epidemiologiche, ma i dati di esenzione ticket, per il periodo 2006/2013 e in relazione ad alcune gravi patologie degenerative, croniche e mortali, come l’asma, il parkinson, l’alzaheimer, i tumori, le neonatologie premature, l’ipo e ipertiroidismo e la tiroide di Hashimoto». In sintesi, se i dati scientifici non ce li hanno o non ce li vogliono fornire, ce li andiamo a prendere, in maniera diversa e ugualmente attendibile, ricorrendo una volta tanto alla burocrazia, al fine di capire il perché dell’incremento esponenziale di alcune patologie degenerative con causa ambientale.Un pizzico di zinco a colazione, idrocarburi quanto basta a pranzo, una spalmata di diossina a merenda e, infine, giusto per non farsi mancare nulla, una cena non tanto light con il cancerogeno berillio e il tossico cromo. La dieta alimentare dei lucani e dei campani è sempre meno macrobiotica e sempre più da rifiuto industriale, piena di isotopi radioattivi, sostanze vietate e cancerogene. Dove i metalli pesanti, è il caso di dire, incominciano a pesare molto, tanto da radicarsi anche nel latte materno, nei tessuti muscolari, nella glia delle strutture neurologiche. Il risultato è, appunto, un incremento vertiginoso di diverse malattie degenerative, croniche e debilitanti. L’inadeguatezza voluta dei sistemi di monitoraggio incrociati tra stato dell’ambiente e percentuali di patologie, rende sempre più difficile riempire i tasselli del quadro generale di cosa accade alla salute dei cittadini, dello studio dei necessari rimedi e, soprattutto, dei fenomeni inquinanti con relativi colpevoli. L’inquinamento della catena alimentare umana con metalli pesanti è infatti figlio di un sistema nazione (l’Ilva di Taranto o il petrolchimico di Ravenna insegnano) che insulta chi denuncia e protegge chi inquina, rendendo difficile, in assenza appunto di registri e dati epidemiologici attendibili, collegare le patologie umane alle condizioni ambientali dei singoli territori. Le due regioni meridionali sono emblematiche di una condizione di disastro che dovremmo definire eco-sociale. Disastro al quale sono arrivate per storia di reati ambientali uguali nella volontà e finalità, ma diversi per tipologia.
In Campania è soprattutto un problema di eco-mafia delle discariche, di politiche rivolte all’incenerimento dei rifiuti e di sversamenti abusivi di rifiuti tossici. In Basilicata, dove l’ex governatore Vito De Filippo strumentalizza a suo tornaconto politico i dati di un registro dei tumori ancora molto inattendibile perché assolutamente parziale, (http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?otype=1012&id=603326), è, invece, un problema sia di una politica di discariche che di un voluto e mancato controllo politico sui rifiuti di origine industriale e petroliferi, in una regione che è uno dei più importanti bacini idrici d’Europa. 

Vito Petrocelli, portavoce lucano M5S al Senato della Repubblica
Bartolomeo Pepe, portavoce campano M5S al Senato della Repubblica

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