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mercoledì 13 aprile 2011

BELISARIO: CHE FINE HA FATTO IL MINISTRO DELLE POLITICHE COMUNITARIE?


La Lega sta perdendo definitivamente il senso della ragione di Stato, se mai ne ha avuto un briciolo. Maroni chiede di uscire dall’Unione europea, Bossi chiede che i migranti vadano fuori dalle scatole, Calderoli vuole richiamare le truppe dal Libano, vera missione di pace dei nostri militari all’estero. Evidentemente, se i soldati non sparano il nostro governo non si preoccupa.
Tutto questo perché l’Unione europea ci ha detto chiaro e tondo che il nostro stratagemma per consentire la libera circolazione dei migranti non è in linea con il trattato di Shengen. E noi, per tutta risposta, gli diciamo che sbattiamo la porta e ce ne andiamo. Maroni oggi come Berlusconi ieri. Ma è una minaccia che non fa altro che rappresentare il momento più basso dei rapporti tra Italia e resto d’Europa dal dopoguerra a oggi. E pensare che noi siamo tra i fondatori dell’Europa unita. Il no dell’Ue, arrivato su pressione di Germania e Francia, è figlio di una serie di errori clamorosi del nostro governo di cui ora paghiamo tutte le conseguenze. Tanto per ricordare le sciocchezze commesse solo in tema di immigrazione, il governo Berlusconi, su spinta della Lega, cominciò con il parere negativo dell’Europa sulle ronde e continuò con i respingimenti. Insomma, un braccio di ferro che dura da tre anni e che ci ha portati a questo risultato.
Tanto a Berlusconi e ai suoi non interessa nulla dell’Europa. Hanno solo il problema di togliersi dalle scatole qualche migliaio di migranti, considerati come numeri e non come persone. Del resto, che a Berlusconi dell’Europa non interessa nulla basta un solo dato: dal 15 novembre dello scorso anno, giorno delle dimissioni di Ronchi non è stato ancora nominato il ministro delle Politiche comunitarie. Forse quella poltrona serve come arma per convincere qualche altro parlamentare pronto a cambiare casacca a votare qualche fiducia, magari sul processo breve. Questo è lo stato delle cose, così è ridotta l’Italia con questo governo. E meno male che a ricordarci che in Europa dobbiamo restarci c’è un europeista convinto come il presidente Napolitano.

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