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mercoledì 22 ottobre 2014

Banche, fuga dalla Basilicata. Piano lacrime e sangue per la Carime

Piano lacrime e sangue per la Carime, a rischio altre 8 filiali dopo i tagli degli anni scorsi. Macchia: "Ubi chiede sacrifici ai lavoratori ma non investe sui servizi innovativi".

Il gruppo Ubi Banca - presente in Basilicata, Calabria, Puglia e in provicina di Salerno con il marchio Carime - ha comunicato nei giorni scorsi alle organizzazioni sindacali '’avvio della procedura di riorganizzazione tesa a ottenere un risparmio di circa 90 milioni di euro. La decisione porterà alla chiusura di 55 filiali, 59 minisportelli e alla individuazione di 777 esuberi. Lo riferisce il segretario generale della Fiba Cisl Basilicata, Gennarino Macchia, che esprime forte preoccupazione per le ricadute che il piano di tagli del gruppo bancario provocherà in Basilicata. Circa la metà dei tagli contenuti nel piano lacrime e sangue di Ubi riguarderà il marchio Carime con 305 esuberi, la chiusura di 26 sportelli e il declassamento a mini-sportello di 4 filiali. In Basilicata la Carime conta al momento 26 filiali e circa 140 dipendenti. Negli ultimi anni si è registrata la chiusura di 6 sportelli nella provincia di Potenza (Moliterno, Avigliano, Muro Lucano, Maratea, Lavello e Paterno) e di 4 sportelli nella provincia di Matera (Pisticci, Bernalda, Tricarico e Irsina). Stando a quanto appurato dalla Fiba Cisl, la nuova riorganizzazione dovrebbe portare in Basilicata alla chiusura di ulteriori 8 filiali (compreso un mini-isportello), ripartite tra la provincia di Potenza (5) e la provincia di Matera (3). Quanto basta per mettere in allarme il sindacato. Per Macchia "quest’ultima riorganizzazione del gruppo Ubi è un chiaro segnale di un forte disimpegno in un territorio presidiato storicamente dalle sue aziende. Registriamo che negli ultimi anni una filiale su tre presente in Basilicata è stata chiusa e il fenomeno non tende a diminuire. Siamo consapevoli che lo scenario attuale e le prospettive richiedano alle aziende di credito di adeguare il proprio modello organizzativo e di business alle mutate esigenze dei mercati di riferimento, tuttavia riteniamo assolutamente inadeguata una politica aziendale volta esclusivamente al contenimento del costo del lavoro, che chiede continuamente sacrifici ai lavoratori e che non investe nell’offerta di quei servizi innovativi proposti proprio nella piattaforma di rinnovo del contratto nazionale dalla Fiba e dalle altre organizzazioni sindacali per il rilancio del settore". "L'attività del sindacato - continua Macchia - è riuscita finora a garantire percorsi che hanno portato i lavoratori, che ne avevano i requisiti, ad accedere volontariamente al prepensionamento, e spero che anche questa volta ci si riesca; ma visti i pesanti numeri degli esuberi, vanno trovate soluzioni che consentano a chi rimane nelle filiali carichi di lavoro sostenibili, limitando al massimo misure di mobilità territoriale che nella nostra regione sono particolarmente pesanti".

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