Vale la pena ricordare – sottolinea Fausto De Mare, presidente Confcommercio Potenza - come la totale liberalizzazione del commercio avviata all'inizio del 2012 non abbia prodotto né maggiore concorrenza, obiettivo impossibile da raggiungere visto il già elevato grado di liberalizzazione del settore, né particolari stimoli ai consumi o all'occupazione. E anche i dati più recenti indicano che le imprese del commercio al dettaglio continuano a chiudere - poco meno di 23mila nei primi tre mesi di quest'anno con un saldo negativo per oltre 10mila unità rispetto alle nuove aperture – e i consumi continuano a mostrare ritmi di ripresa ancora inadeguati a recuperare quanto perso dal 2007 ad oggi (-7,6%) e comunque insufficienti a dare qualche beneficio ai negozi di vicinato". Le nostre critiche – continua - riguardano tanto il piano giuridico quanto quello empirico, relativo, cioè agli effetti attuali e prospettici dell’assenza di regole sugli assetti concorrenziali: sosteniamo che il sistema distributivo italiano corra un serio pericolo di perdita di valore per i consumatori e per le imprese; la totale assenza di regole prelude al tramonto del pluralismo distributivo, nel nostro paese, uno dei pochi modelli funzionanti di governance aperta e plurale di un mercato concorrenziale. La liberalizzazione “totale” degli orari – afferma ancora De Mare - si è scontrata con un dissenso diffuso, che non riguarda soltanto le categorie direttamente interessate, ma tocca anche Regioni ed enti locali. Ribadiamo, pertanto, che la connotazione “anticoncorrenziale” attribuita alla materia degli orari degli esercizi commerciali appare frutto di una interpretazione eccessivamente rigida e che la necessità di trattare ogni forma di regolazione territoriale sulle aperture e chiusure dei negozi quale ostacolo alla concorrenza è, quantomeno, una scelta “affrettata”. Conseguentemente, evidenziamo la necessità di restituire ai territori la capacità di disegnare una regolamentazione minima da applicare agli orari di apertura e chiusura dei negozi, non potendosi ritenere tali normative di alcun ostacolo alle dinamiche concorrenziali. Per questi motivi apprezziamo il lavoro svolto dalla Commissione attività produttive della Camera che ha prodotto un testo di modifica e adeguamento della normativa in vigore.
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martedì 14 luglio 2015
Confcommercio: Più ore di apertura dei negozi non equivale a più incassi
Vale la pena ricordare – sottolinea Fausto De Mare, presidente Confcommercio Potenza - come la totale liberalizzazione del commercio avviata all'inizio del 2012 non abbia prodotto né maggiore concorrenza, obiettivo impossibile da raggiungere visto il già elevato grado di liberalizzazione del settore, né particolari stimoli ai consumi o all'occupazione. E anche i dati più recenti indicano che le imprese del commercio al dettaglio continuano a chiudere - poco meno di 23mila nei primi tre mesi di quest'anno con un saldo negativo per oltre 10mila unità rispetto alle nuove aperture – e i consumi continuano a mostrare ritmi di ripresa ancora inadeguati a recuperare quanto perso dal 2007 ad oggi (-7,6%) e comunque insufficienti a dare qualche beneficio ai negozi di vicinato". Le nostre critiche – continua - riguardano tanto il piano giuridico quanto quello empirico, relativo, cioè agli effetti attuali e prospettici dell’assenza di regole sugli assetti concorrenziali: sosteniamo che il sistema distributivo italiano corra un serio pericolo di perdita di valore per i consumatori e per le imprese; la totale assenza di regole prelude al tramonto del pluralismo distributivo, nel nostro paese, uno dei pochi modelli funzionanti di governance aperta e plurale di un mercato concorrenziale. La liberalizzazione “totale” degli orari – afferma ancora De Mare - si è scontrata con un dissenso diffuso, che non riguarda soltanto le categorie direttamente interessate, ma tocca anche Regioni ed enti locali. Ribadiamo, pertanto, che la connotazione “anticoncorrenziale” attribuita alla materia degli orari degli esercizi commerciali appare frutto di una interpretazione eccessivamente rigida e che la necessità di trattare ogni forma di regolazione territoriale sulle aperture e chiusure dei negozi quale ostacolo alla concorrenza è, quantomeno, una scelta “affrettata”. Conseguentemente, evidenziamo la necessità di restituire ai territori la capacità di disegnare una regolamentazione minima da applicare agli orari di apertura e chiusura dei negozi, non potendosi ritenere tali normative di alcun ostacolo alle dinamiche concorrenziali. Per questi motivi apprezziamo il lavoro svolto dalla Commissione attività produttive della Camera che ha prodotto un testo di modifica e adeguamento della normativa in vigore.

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