Caro Vito, ci stiamo provando. Sì, provando a porre all’ordine del giorno della discussione parlamentare la questione giustizia con il suo putrido percolato rappresentato da carceri indegne di un paese civile e assurte a luogo di tortura per detenuti e agenti di Polizia penitenziaria.
Stiamo provando a dar corpo alla speranza, ad affrontare la bancarotta della giustizia.
Abbiamo un sogno: vorremmo che il nostro Stato interrompesse “la flagranza di reato contro i diritti umani e la Costituzione”.
Vorremmo che la “prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile”, evocata a luglio scorso dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, diventasse davvero tale.
La situazione in cui versa la giustizia in Italia è del resto emblematicamente denunciata da anni, ogni anno, dalle relazioni dei Procuratori Generali in occasione delle aperture degli Anni Giudiziari: “Processi lenti, peggio che in Africa”, come denunciò nel 2009 il Procuratore Generale della Corte di Cassazione Vitaliano Esposito; già allora l’Italia figurava al 156° posto nella classifica della Banca Mondiale sui tempi del processo civile, dopo Angola, Gabon, Guinea, Sao Tome.
L’irragionevole durata dei processi non solo compromette i diritti dei cittadini e la competitività del sistema Paese, ma ogni anno drena risorse e denaro dalle casse dello Stato, condannato a cadenza pressoché quotidiana a indennizzare le “vittime della lentezza”: oltre 118 milioni di euro dal 2002 al 2008.
L’Italia, caro Vito, è stata condannata più volte dal Consiglio d’Europa per la violazione della Convenzione europea dei Diritti Umani, cosicché il nostro paese si trova letteralmente a compiere crimini.
La lentezza della nostra macchina giudiziaria nega quotidianamente giustizia a vittime e imputati, e si traduce in decine di migliaia di procedimenti prescritti ogni anno.
Caro Vito, il tempo della giustizia, della legalità, del diritto e dei diritti è ora.
Ed è per queste ragioni che ti chiedo di sostenere la “II marcia per l’Amnistia, la Giustizia e la libertà”.
L’8 aprile può segnare anche la resurrezione di questo paese dall’assenza di Stato di diritto e legalità.
Sta a ciascuno di noi renderlo possibile e io spero davvero che dalla Regione Basilicata, da te, dalla Giunta regionale e dall’intero Consiglio possa arrivare un segnale forte e coraggioso.
Credo che la nostra Regione possa assumere una leadership, se ci credi, se pensi che valga la pena battersi per affermare il rispetto di convenzioni internazionali e dello stesso dettato costituzionale.
