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martedì 24 gennaio 2012

Disagio sociale e proteste illegali: rispondere alle giuste istanze, ma isolare subito i sobillatori


Purtroppo e’ successo quello che non doveva succedere: uno dei partecipanti alle manifestazioni degli autotrasportatori e’ morto ad Asti, investito da una collega che voleva passare a tutti i costi. Siamo in pieno allarme rosso: si rischia la paralisi, i disagi sono ormai insostenibili e la rivolta del settore è andata ben al di la’ della legittima manifestazione. I lavoratori, esasperati da enormi difficoltà, meritano delle risposte, ma serve anzitutto la massima intransigenza contro i blocchi illegali che stanno impedendo la mobilità di persone e merci arrecando enormi danni al Paese. Il compito delle istituzioni è quello di svelare se ci siano interessi “particolari” dietro questa protesta, se ci sono sobillatori di questi veri e propri atti di guerriglia e com’è possibile che un gruppo di autotrasportatori stia riuscendo a mettere sotto scacco un intero Paese. Le forme di protesta a cui stiamo assistendo sono troppo ben organizzate per non pensare che ci sia dietro una precisa strategia. Nessuno vuol negare la crisi profonda che attraversa il mondo dell’autotrasporto, ma per bloccare i varchi verso i porti o le strade provinciali si impiegano 4 camion, 6 per le strade statali e gli interporti, 20 camion per i caselli autostradali, 10 a passo di lumaca per creare code. Di fronte ai cancelli di ogni fabbrica, 2 camion. Un metodo preparato a tavolino, in modo sistematico, e messo in pratica da squadre specializzate che operano con un’organizzazione efficiente e strutturata. Il Ministro Cancellieri ha annunciato un’indagine sulla eventuale infiltrazione della criminalità organizzata: attendiamo di conoscerne presto gli esiti. Di certo i facinorosi che stanno alimentando la tensione sono una minoranza, come afferma anche Francesco del Boca, il Presidente dell’Unatras, la più grande associazione di categoria che unisce più del 90% di tutte le associazioni.Molte delle rivendicazioni della protesta, lo ribadisco, sono ragionevoli e legittime, sia chiaro: il movimento è nato per chiedere provvedimenti certi del Governo sulla disciplina del settore trasporti, sulle norme di sicurezza e sugli aumenti dei costi di gasolio, autostrade e assicurazioni. Su questi punti è necessario il massimo confronto, il Gruppo IdV al Senato ha da tempo presentato una mozione per una riforma strutturale che punti all’efficienza del trasporto su gomma in favore dell’intermodalità. Ma prima di tutto è necessario individuare le sacche di fomentatori della rivolta che danneggiano gravemente la categoria, oltre che i cittadini e le imprese. Bisogna isolare chi sta compiendo azioni fuori dalla legge, mettendo a rischio l’approvvigionamento del Paese con il conseguente rischio di favorire le speculazioni. Tolto il marcio, si può e si deve dare risposte all’esasperazione sociale: equità e crescita, Presidente Monti. I cittadini non possono, anzi non vogliono più aspettare.