Purtroppo e’ successo quello che non
doveva succedere: uno dei partecipanti alle manifestazioni degli
autotrasportatori e’ morto ad Asti, investito da una collega
che voleva passare a tutti i costi. Siamo in pieno allarme rosso: si
rischia la paralisi, i disagi sono ormai insostenibili e la rivolta
del settore è andata ben al di la’ della legittima manifestazione.
I lavoratori, esasperati da enormi difficoltà, meritano delle
risposte, ma serve anzitutto la massima intransigenza contro i
blocchi illegali che stanno impedendo la mobilità di persone e merci
arrecando enormi danni al Paese. Il compito delle istituzioni è
quello di svelare se ci siano interessi “particolari” dietro
questa protesta, se ci sono sobillatori di questi veri e propri atti
di guerriglia e com’è possibile che un gruppo di autotrasportatori
stia riuscendo a mettere sotto scacco un intero Paese. Le forme di
protesta a cui stiamo assistendo sono troppo ben organizzate per non
pensare che ci sia dietro una precisa strategia. Nessuno vuol negare
la crisi profonda che attraversa il mondo dell’autotrasporto, ma
per bloccare i varchi verso i porti o le strade provinciali si
impiegano 4 camion, 6 per le strade statali e gli interporti, 20
camion per i caselli autostradali, 10 a passo di lumaca per creare
code. Di fronte ai cancelli di ogni fabbrica, 2 camion. Un metodo
preparato a tavolino, in modo sistematico, e messo in pratica da
squadre specializzate che operano con un’organizzazione efficiente
e strutturata. Il Ministro Cancellieri ha annunciato un’indagine
sulla eventuale infiltrazione della criminalità organizzata:
attendiamo di conoscerne presto gli esiti. Di certo i facinorosi che
stanno alimentando la tensione sono una minoranza, come afferma anche
Francesco del Boca, il Presidente dell’Unatras, la più grande
associazione di categoria che unisce più del 90% di tutte le
associazioni.Molte delle rivendicazioni della protesta, lo ribadisco,
sono ragionevoli e legittime, sia chiaro: il movimento è nato per
chiedere provvedimenti certi del Governo sulla disciplina del settore
trasporti, sulle norme di sicurezza e sugli aumenti dei costi di
gasolio, autostrade e assicurazioni. Su questi punti è necessario il
massimo confronto, il Gruppo IdV al Senato ha da tempo presentato una
mozione per una riforma strutturale che punti all’efficienza del
trasporto su gomma in favore dell’intermodalità. Ma prima di tutto
è necessario individuare le sacche di fomentatori della rivolta che
danneggiano gravemente la categoria, oltre che i cittadini e le
imprese. Bisogna isolare chi sta compiendo azioni fuori dalla legge,
mettendo a rischio l’approvvigionamento del Paese con il
conseguente rischio di favorire le speculazioni. Tolto il marcio, si
può e si deve dare risposte all’esasperazione sociale: equità e
crescita, Presidente Monti. I cittadini non possono, anzi non
vogliono più aspettare.
