Consiglio
Regionale di Basilicata
Gruppo
Il Popolo della Libertà
Il
Consigliere Mario Venezia
Egregio Direttore,
il
primo governo De Filippo, dell’attuale legislatura regionale, è
giunto alla conclusione della sua infelice esperienza e a breve alla
Basilicata sarà presentato un nuovo esecutivo: uomini diversi ma,
certamente, stessa sostanza. Già nella precedente legislatura
abbiamo assistito a numerosi rimaneggiamenti della giunta con i
risultati che tutti conosciamo, mai un sussulto, uno scatto in avanti
ma al contrario un progressivo e costante arretramento della
condizione complessiva della regione.
Il
problema, egregio Direttore, non sono
gli uomini, come vuol far intendere o addirittura crede De Filippo e
tutto il centro sinistra, ma più semplicemente la mentalità e lo
spirito, di tutta la classe politica regionale di governo, legati a
vecchi schemi ed antiche abitudini .
Considerato
lo status e la condizione della Basilicata, è del tutto evidente che
il centro sinistra lucano non è più nelle condizioni di governare
adeguatamente e, come i tempi richiedono, la nostra regione così
come non lo è per gestire i necessari e non più rinviabili processi
di modernizzazione di un apparato burocratico pachidermico, figlio di
questo potere e, di conseguenza, geneticamente affetto dalle medesime
patologie del sistema politico, profondamente ed irrimediabilmente
ammalato.
De
Filippo ed
il centro-sinistra devono rendersi conto che Folino al posto di
Restaino, o Viti al posto della Mazzocco o Speranza al posto di
Martorano non apporteranno alcun miglioramento alla condizione
lucana, anzi, saranno i naturali continuatori di una corsa verso il
basso dell’intera regione perché, sebbene dotati di dati
anagrafici differenti, ognuno di loro ha la stessa mentalità e
cultura politica di chi li ha preceduti.
Allora
a cosa serve un rimpasto di governo?
Sicuramente non alla Basilicata, ai suoi disoccupati, alle sue
migliaia di poveri, ai tanti disperati, ma solo ed esclusivamente
alla autarchica logica del tirare a campare in attesa delle prossime
elezioni quando il neo assessore, posto nelle condizioni di
incrementare la sua clientela, sarà lanciato ad occupare uno scranno
in Parlamento per la propria personale posizione e quella degli amici
del partito.
A
mio avviso, nessun
rimpasto di governo richiede la condizione della Basilicata ma un
minimo senso di responsabilità, laddove esista ancora nella politica
nostrana, dovrebbe imporre al Presidente De Filippo di prendere atto
del suo personale fallimento e di quello del centro sinistra ed
adottare i provvedimenti consequenziali, restituendo al popolo il
mandato e trarre, dalla democrazia, l’insegnamento necessario.
Sono
consapevole che la proposta non sarà accolta da chi è ancorato alla
poltrona, ai privilegi, dalla casta, ma è necessario che, proprio
dal PDL, partano forti messaggi per un cambiamento urgente, prima del
default della regione.
Berlusconi,
al di la dei numeri in parlamento, ha avuto il coraggio, accerchiato
dai poteri forti, dalla finanza e posto davanti ad un piatto già
pronto, preparato da tempo, di cedere il passo per il bene supremo
della Nazione. Un insegnamento a tutta la classe politica nazionale.
Ma in Basilicata, dove il bene supremo è il partito, non il popolo,
tutto questo non accadrà perché gli interessi del partito sono
prioritari e decisamente al di sopra di quelli della comunità.
Egregio
Direttore, spesso al
gruppo regionale del PDL, soprattutto negli ultimi tempi, viene
riconosciuta una buona attività di opposizione, di denuncia, di
puntuale e competente attività ispettiva, tuttavia gli viene
attribuita una ridotta capacità di proposta alternativa. Posso
rispondere che, al cospetto del nulla, diventa davvero difficile
avanzare proposte alternative, anche perché, come già detto in
passato, la massima assise regionale viene convocata quindicinalmente
da Folino per discutere, lungamente, del nulla.
Ma,
tutto
il PDL è disponibile ad aprire un dibattito per offrire le sue
proposte per la ripresa sociale ed economica della Basilicata tanto
in consiglio che nelle pubbliche piazze.
Il
punto centrale di ogni ragionamento propositivo deve partire dalla
presa d’atto dell’enorme spesa pubblica. Milioni di euro per
consulenze esterne, addirittura 32 secondo il Sole 24 Ore. Con somme
di questa entità si potrebbero assumere, subito, oltre duemila
giovani ma, in Basilicata, i soldi, nella pubblica amministrazione,
si spendono, nonostante gli eserciti di dipendenti della regione e di
tutti gli enti, per arricchire le persone, le solite. Non basta, si
spendono miliardi per una sanità che non funziona e che, spesso,
diventa un autentico postificio per la sistemazione dei tesserati;
milioni per corsi di formazione che, certamente, non formano i
discenti ma ricolmano le tasche dei docenti, milioni di euro per i
tanti consigli di amministrazione delle tante società collegate alla
regione, ingenti somme pagate ai legali per le cause perse per atti
amministrativi sbagliati . A cosa servono la SEL, gli ATO, l’ARBEA,
l’ARPAB, i GAL, i consorzi di Bonifica se in Basilicata non
funziona nulla? A cosa è servito il primo accordo sul petrolio?
Addirittura, chiederei a cosa serve la Regione Basilicata se i nostri
giovani scappano, i nostri paesi si spopolano, le industrie chiudono,
l’agricoltura è morta. Non sembri un’esagerazione la mia perché,
se vogliamo essere sinceri con noi stessi, non è altro che la
stringata fotografia della realtà lucana.
Ebbene,
egregio Direttore, la nuova Basilicata può nascere anche
da queste semplici considerazioni, da un taglio netto alla enorme,
improduttiva, spesa pubblica e dalla sua razionalizzazione. Le tante
risorse liberate andrebbero utilizzate per investire nella
produzione, agricoltura in primis, e nel sostenere le residue e sane
industrie. Continuare a spendere, prevalentemente, nel terziario,
nei servizi, è un grave e colpevole errore.
Bisogna
sostenere la produzione, guardando all’ambiente ed al turismo ed
avere una concezione diversa del Mezzogiorno d’Italia da intendere
non più come estrema periferia d’Europa bensì come punta avanzata
del continente nel Mar Mediterraneo, sulle cui coste si affacciano
Paesi liberati da governi dittatoriali e, di conseguenza, pronti ad
assaporare il gusto della democrazia. Abbiamo mai sentito parlare di
compensazioni industriali? Apriamo ponti verso i nuovi mercati ed
apriamo la nostra mente alle esigenze di popoli che, ogni giorno, dal
Web guardano anche il mezzogiorno d’Italia e, forse, la Basilicata.
Ma
tutto questo, per avvenire, non può prescindere da concetti
irrinunciabili: democrazia e meritocrazia. E questi possono essere
rispettati solo senza De Filippo e i suoi vecchi arnesi, per dirla
alla Guareschi.
