E’
quanto fanno sapere congiuntamente per l’UGL Basilicata, il
segretario regionale generale, Giovanni Tancredi e il componente
della confederazione lucana, Giuseppe Giordano.
Per
i sindacalisti “gravi, infatti, sono le responsabilità di tutti
gli Enti che dovevano vigilare ed operare con urgenza, bisognava
intervenire ricercando le cause del cattivo funzionamento
dell’impianto con i relativi sversamenti in falda di sostanze,
altamente, cancerogene derivanti dal ciclo di trattamento dei rifiuti
provenienti anche da fuori regione. Vogliamo rendere noto –
continuano i segretari UGL – che l’A.I.A., scaduta, dava a Fenice
la possibilità di incenerire rifiuti pericolosi non sanitari in
Italia. Ora, è necessario fare chiarezza, come è possibile che
l’impianto abbia bruciato già dal 2007 una quantità di rifiuti
superiori a quelli che l’Autorizzazione permetteva: L’allora
Direttore Generale del’Arpab, Sigillito, all’epoca dall’UGL
interpellato, ebbe a dichiarare, nel corso dell’audizione tenutasi
in III Commissione consiliare il 4 Novembre 2009, che su Fenice non
vi erano dati certificati negli anni 2002, 2003, 2004, 2005 e 2007.
Già in quelle circostanze e date, sollecitammo la sospensione
dell’attività dello stabilimento per mancanza di alcuni controlli.
Adesso – concludono i segretari UGL, Tancredi e Giordano – è
l’ora di sgomberare il campo da dubbi, reticenze e di fare
chiarezza una volta per tutti perché, è un dovere nei confronti
della popolazione che vive all’ombra di Fenice e dei tanti
lavoratori che lavorano e vivono giornalmente in quella fabbrica”.
