Avete
presente la commedia di Eduardo De Filippo “Uomo e galantuomo”?
Ecco, mi aspetto che, prima o poi, sulla vicenda Fenice i vari
Freschi, Santochirico, Sigillito, Rondinone, Mancusi, Macchia and
company, pur di non assumersi le loro responsabilità, inizino a
spacciarsi per pazzi e a canticchiare “lallallaralì,
lallallaralà”.
E
sì, perché se “Uomo e Galantuomo” - come ha giustamente
scritto Manuela Pelati - è la commedia degli equivoci e della pazzia
come scappatoia dalla menzogna, la surreale e scalcagnata compagnia
di via Anzio, “l’eclettica lucana”, farebbe bene ad indossare i
panni della follia.
La
follia al potere, il potere a chi non è mai responsabile di niente,
a chi non vede, non sente e non parla, soprattutto non parla.
Non è un caso che tra coloro che sono stati convocati dalla III Commissione consiliare regionale non ci sia il sottoscritto.
In
quella sede avrei potuto porre qualche domanda scomoda, di quelle che
mi frullano per la testa da giorni. Magari avrei potuto porre qualche
quesito su un ex Commissario Arpab che dichiara: “dovrei sapere e
non so”. Un perfetto uomo da modello lucano, che ha la faccia tosta
di affermare che il sistema delle relazioni interistituzionali
andrebbe rivisto. Rivisto? Andrebbe raso al suolo, non rivisto. Il
signor Freschi, Commissario Arpab, non comunica a Freschi Capo del
Dipartimento ambiente, che l’agenzia di cui è commissario ha
rilevato un inquinamento delle matrici ambientali del melfese. E come
se non bastasse, nemmeno quando torna al dipartimento i suoi
funzionari gli comunicano della relazione sulle analisi 2006 inviate
da Sigillito.
E’
vero dottor Freschi, lei avrebbe dovuto sapere e il fatto che
dichiari di non aver saputo fa di lei una persona non idonea a
ricoprire importanti incarichi istituzionali. Faccia una cosa, caro
Freschi, chiami i suoi sodali e inizi a canticchiare “lallallaralì,
lallallaralà!”, vedrà che troverà di certo tante persone pronte
ad accompagnarla.
