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domenica 6 marzo 2016

8 marzo – FESTA DELLA DONNA: nulla da festeggiare.

D come dedizione, D come diritti, D come doveri……D come donna. La mamma Rai prepara così gli italiani a festeggiare l’8 marzo e a celebrare una giornata che da sola non basta a testimoniare una presenza sociale ed umana di cui il mondo non potrebbe mai fare senza. Ma cosa hanno da festeggiare le donne in questa ricorrenza, cosa possono stigmatizzare? A mio avviso assolutamente nulla, anzi al contrario avrebbero dovuto e potuto fare tanto per ricordare al mondo intero che ci sono e qual’è la loro missione. Ma hanno perso l’occasione giusta al momento storico giusto. Invece dell’azione, un imbarazzante silenzio ed un esasperante qualunquismo lascia il passo a rappresentazioni inutili che da anni si alternano e si ripetono nel corso di questa giornata. L’universo aveva concesso alla donna la prerogativa unica di dare la vita, la maternità all’unisono con una delle poche certezze dell’essere vivente: mater certa est! Un’esperienza grandiosa ed ineguagliabile che non è che l’inizio imprescindibile dell’avventura più bella mai creata: concepire e mettere al mondo un figlio, crescerlo, educarlo e stargli affianco per tutta la vita, trasferirgli i propri geni, il proprio esempio, entrare in simbiosi con lui sin dal primo alito di vita, cullarlo con la voce già nel grembo, nutrirlo al proprio seno, sentirsi l’arco della vita verso il mondo. Tutto questo, ahimè, s’infrange contro i muro di gomma del dio denaro e della globalizzazione dell’evoluzione. Una globalizzazione che ammazza incessantemente quanto di più autentico fosse stato concesso alla razza umana: l’attrazione di coppia, della coppia fatta da un uomo e da una donna, un’attrazione che parte dalla testa per arrivare agli ormoni e giammai il contrario. In epoca tribale avveniva l’accoppiamento a prima vista forse perché finalizzato alla procreazione, oggi accade lo stesso, ma non per procreazione. Essa è, al contrario, affidata a pratiche elaboratissime di sale operatorie dove il grembo materno non è che un forno e poco importa se l’essere che nasce sarà affidato ad un padre e una madre, poco importa se quelle povere donne ignoranti attirate da quattro spiccioli mettono a repentaglio la loro vita e la loro psiche. Il ruolo si può inventare, può essere il frutto di un desiderio piuttosto che di un capriccio, non di una funzione da sempre riconosciuta, da sempre fondamentale. Bisognava chiedersi se quel paio di centinaia di legislatori possono davvero essere portavoci degli italiani su un tema che non ha nulla a che fare con interessi economici o di consenso elettorale, la parola dovrebbe tornare agli italiani prima che anche la Camera dei Deputati sancisca uno degli scandali più acclarati del genere umano. L’occasione del momento è, semmai, irrepetibile per chiedersi se non si è ecceduto nella farraginosità delle pratiche di adozioni di bambini infelici, ma già nati con l’unico sistema possibile su questa terra. Perchè, per chiudere con Oriana Fallaci, “che ci piaccia o no su questo pianeta la vita funziona così”.

Lucia Pangaro

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